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2 marzo 2013 6 02 /03 /marzo /2013 09:36

Chi non vorrebbe "Qualcuno con cui correre"? Nella vita di tutti i giorni. Nelle difficoltà che si presentano. Nella tenerezza dell'amore. Per non essere soli nel mondo. Perché l'amore è la chiave per vincere la solitudine. Perché la corsa solitaria non si addice all'essere umano.
È il tema di uno dei più bei romanzi dello scrittore israeliano David Grossman, noto anche per il suo impegno per la pace tra Israele e palestinesi, pubblicato nel 2000, col titolo appunto di  "Qualcuno con cui correre".

Un romanzo "di formazione", è stato detto da parte della critica. Anche se è riduttivo definirlo così. È più una sorta di viaggio alla scoperta di se stessi, del proprio vero Io, e anche della bellezza della vita e dell'amore, nonostante il male che alligna nella società, in questo caso israeliana (la delinquenza, la droga, la povertà e, sullo sfondo, la guerra senza fine con i palestinesi), che vede protagonisti - prima separati e poi, nell'ultimo tratto di "percorso", assieme - due adolescenti di Gerusalemme: il timido e fino ad allora inconcludente Assaf e la forte e romantica Tamar.

 Una ricerca che non è tipica solo dell'adolescenza, ma che in fondo riguarda ognuno di noi e dura tutta la nostra esistenza terrena.

Con uno schema narrativo intrigante, Grossman segue - alternativamente - le vicende del sedicenne Assaf, che lavora al Municipio e rompe la monotonia della sua vita grazie ad un incarico particolare: ritrovare il proprietario di una cagna abbandonata (la magnifica Dinka) seguendola per le strade di Gerusalemme, e le vicende della coetanea Tamar, cantante in erba, scappata di casa per salvare il fratello tossicodipendente, Shay, straordinario chitarrista alla Jimi Hendrix, ricattato da una banda mafiosa che sfrutta i talenti di molti giovani artisti israeliani, musicisti, attori, cantanti, trapezisti, etc, quasi tutti drogati, mandandoli in giro per il Paese e intascando i loro incassi e rapinando le inconsapevoli persone che assistono agli improvvisati spettacoli su strada.
Vicende che si intrecciano e che - dopo un avvio apparentemente lento - passo dopo passo, inseguimento dopo inseguimento, compongono i tasselli di un puzzle appassionante, incalzante, che trascina il lettore.

La corsa come metafora della vita, la corsa come metafora della ricerca continua della felicità, la corsa come metafora dell'innamoramento, la corsa per sconfiggere il Male.
È stato tirato in ballo Dickens per descrivere la scrittura di Grossman. E in effetti questo romanzo ha la forza e la potenza di un classico.
Un classico in cui ci sono gli Eroi, piccoli grandi eroi, è veramente il caso di dire. Come non innamorarsi o identificarsi nella piccola e determinata Tamar, dalla voce intensa e meravigliosa, che elabora un piano temerario e affronta rischi terribili per sottrarre l'amato fratello Shay dalla morsa del racket degli artisti di strada e per farlo uscire dal tunnel della droga? E come non palpitare per il generoso Assaf che si getta anima e corpo prima nell'impresa di ritrovare Tamar (anche attraverso la lettura del suo diario segreto) e poi, assieme a lei, in quella di aiutare Shay?

Splendide anche le parole con le quali viene descritto il rapporto tra il ragazzo e il cane Dinka e tra Tamar e sempre Dinka. Tra le pagine più belle, quelle sulle esibizioni canore della ragazza in strada.
In una Gerusalemme inconsueta, a tratti fiabesca, che non è quella del Muro del Pianto, ma un dedalo di vicoli, per certi versi più orientale di quanto siamo abituati ad immaginare, per altri versi occidentale, vicina, "conosciuta", con i suoi problemi di droga, di prostituzione, di delinquenza, si dipana una storia che con sensibilità e magia ha la capacità di riportarci indietro nel tempo e di risvegliare nel lettore le pulsioni, gli slanci, le emozioni che si provano nell'età dell'adolescenza.
Quelle pulsioni, quegli slanci, quelle emozioni che spesso dimentichiamo quando diventiamo adulti e che invece sarebbe utile avere sempre presenti, continuare a provare, per non trasformarsi in essere troppo razionali, troppo inquadrati, con sentimenti controllati.

Abbiamo bisogno anche noi di correre, di continuare la ricerca, senza fermarci. E soprattutto abbiamo bisogno di "Qualcuno con cui correre". Bisogno di amicizia, di coraggio, di speranza e di amore, e di abbandonarci all'amore, senza paure, senza calcoli, a mente e cuore aperti.

L'autore

David Grossman è nato nel 1954 a Gerusalemme, dove è cresciuto. Vive con la moglie e i tre figli a Mevasseret Zyyon, un villaggio a dieci minuti dalla capitale. È stato un bambino prodigio: a dieci anni ha vinto un premio di quiz alla radio in seguito al quale ha potuto iniziare a fare il giornalista. Con gli anni, alternando la sua attività di anchor-man a quella di scrittore, è diventato un conduttore famoso. Nel 1988, le sue proteste in seguito al divieto di seguire la diretta di un importante raduno di giovani palestinesi, lo hanno portato al licenziamento. Da allora si è dedicato completamente alla scrittura. Ha raggiunto la fama internazionale con Vedi alla voce: amore, seguito nel 1992 da Il libro della grammatica interiore, nel 1999, da Che tu sia per me il coltello e negli anni successivi da Qualcuno con cui correre, Col corpo capisco, Il sorriso dell'agnello e il recente A un cerbiatto somiglia il mio amore. Oltre ai romanzi, ha scritto libri-inchiesta sulla questione palestinese, diversi libri per ragazzi e numerosissimi articoli sulla crisi mediorientale per le più importanti testate internazionali, tra cui l'italiana "la Repubblica".

Hanno scritto di "Qualcuno con cui correre":

"Realistico nei suoni e nei rumori, almeno quanto è fantastico nella struttura, quest'ultimo romanzo riporta Grossman a quel modello di romanzo di formazione che con Il libro della grammatica interiore e Vedi alla voce: amore aveva saputo arricchire di elementi originali. Innovativi ma al tempo stesso in grado di saldare passato e presente della difficile storia degli ebrei, attraverso una grande libertà della scrittura ma anche credendo fermamente che sia possibile una trasmissione del sapere e della memoria tra vecchi e giovanissimi".
Alessandra Orsi, "La Stampa"

"Gran bella favola romantica, piena di pudore, ricca d'agnizioni e a lieto fine, come spesso è la vita".
Marina Valensise, "Panorama"

"... lieve come una fiaba, morbido di speranza e di pacificazione, paradigma di una formazione miracolosamente riuscita."
Roberta Ascarelli, "il manifesto"

"...ritorna a un tema che gli è molto caro, fin dai tempi di Vedi la voce: amore. Ed è il tema della crescita: del rapporto nuovo che si instaura attraverso la conoscenza tra un adolescente e il mondo".
Paolo Mauri, "la Repubblica"

Edito dalla Mondadori, il libro consta di 364 pagine e lo si acquista in libreria al prezzo di 9,50 euro.

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Published by lisanna - in Libri
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