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28 dicembre 2011 3 28 /12 /dicembre /2011 17:41

Uno dei libri italiani di narrativa più belli dell’età contemporanea è “Don Giovanni in Sicilia” di Vitaliano Brancati, scritto nel 1940 dallo scrittore siciliano, pubblicato nel 1941, più volte rappresentato in teatro e al cinema nel lontano 1967 con la regia di Alberto Lattuada e Lando Buzzanca nei panni del Don Giovanni.

La storia è ambientata nella Catania ai tempi del fascismo e ruota intorno la figura di Giovanni Percolla, il nostro Don Giovanni, uno scapolo quarantenne che da dieci anni vive con tre sorelle e lavora nel negozio di stoffe dello zio.
Come un po' tutti i suoi amici catanesi è consumato dalla passione per le donne anche se alla sua età ancora non ne ha baciata alcuna. Insieme ai suoi amici comincia a frequentare case di tolleranza e a fare viaggi a Roma ed in altre città alla ricerca di avventure amorose. Fino a quando non si innamora di Ninetta, che diventa presto sua sposa e alla quale si sottomette, abbandonando casa, sorelle, amici e città e trasferendosi a Milano.
Qui Giovanni cambia stile di vita e, anche se con grandi difficoltà, si lascia coinvolgere dalla vita frenetica ed attiva della città, frequentandone i salotti e le belle donne. Ma un giorno i due sposi decidono di ritornare in visita alla loro amata terra.

E' un romanzo piacevole da leggere, soprattutto per capire meglio la mentalità di alcuni siciliani. Il personaggio che esce fuori dalla penna di Brancati è quello di un uomo dedito solo all'ammirazione per le belle donne, che si intrattiene con gli amici per fantasticare su di loro, arrivando persino ad inventarsi storie d'amore per avere argomenti di cui parlare, che insieme a loro si mette in viaggio verso le località dove è noto che è più facile "acchiappare" le belle femmine, in cerca di avventure amorose.
 Giovanni Percolla è uno di quei uomini che ancora a quarant'anni fa fatica ad uscire dal guscio ovattato in cui è cresciuto, lavora a tempo perso, è coccolato e viziato dalle sorelle con le quali vive da quando i genitori erano entrambi morti di febbre spagnuola, è solito alzarsi tardi la mattina e poi, cosa non di poco conto, ha la testa "piena della parola donna". Ed è questa la sua "malattia".
E così trascorre le giornate con gli amici, con i quali si diverte a fantasticare su tutte le donne che conoscono o semplicemente intravedono per strada, mugolando sul piacere che da' la donna, mentre le sue sorelle credono che questi si intrattengono tra loro per parlare di affari.
"Guarda questa!...L'altra, guarda, bestione!... Laggiù, laggiù maledetto!" ...e con la fantasia riescono a spingersi oltre... sino al momento in cui queste li rendono "padri di un bimbo perfetto".
Ma Giovanni e i suoi compagni non si limitano solo all'adorazione delle belle donne catanesi. Infatti il "verme dei viaggi è entrato nei loro cervelli" tanto da portarli, con la scusa di affari di lavoro, laddove - dai discorsi origliati nei caffè - pare vi siano belle donne disponibili.
E poi è inutile parlare al nostro Don Giovanni di matrimonio perché "il pensiero di dover dormire, tutte le notti, con una donna gli dava le caldane, come quello del servizio militare ad un cinquantenne che non ha mai fatto il soldato". E con questa scusa era solito compiacersi con le sorelle e, adulatore com'era, quando queste lo interpellavano sullo "scomodo" argomento era solito rispondere "dove la trovo una donna come voi?".
Ma le sorelle non si davano per vinte ed insistevano, arrivando pure a consigliargli di andarla a cercare in un paese di provincia, perché lui aveva bisogno di una donna seria che di sicuro in città non avrebbe trovato.
Finché arriva il giorno in cui tutto cambia, il giorno in cui Giovanni si innamora e cambia il suo modus vivendi, la sua prospettiva di vita. Lo troviamo infatti camminare per casa cantando ad alta voce motivetti sfacciati. Adesso non desidera più fare la desiderata pennichella pomeridiana ma pretende di fare il bagno almeno due volte la settimana, e comincia a vergognarsi della casa in cui vive, arrivando a paragonarla ad una capanna di negri e accusando le sue sorelle di puzzare come delle capre. "Ma perché lo dici solo ora?" gli chiede sconfortata la sorella... "lo dico quando mi piace di dirlo!..." le risponde Giovanni.

Come scrive Brancati, al nostro don Giovanni "era accaduto un fatto così enorme che, se l'avesse semplicemente sognato, egli sarebbe rimasto per un mese sottosopra, e ogni notte sarebbe entrato nel letto col batticuore...la signorina Maria Antonietta, dei marchesi di Marconella, nobile signorina toscana, una mattina, lo aveva guardato... e non di sfuggita, bensì in un punto preciso ovvero tra i sopraccigli e la fronte, proprio nella parte che lui preferiva di essere guardato... e per un minuto di seguito!”.
Ed è bastato quel semplice sguardo per fare andare in visibilio il nostro Giovanni, che per pagine e pagine del romanzo vaneggerà su quello sguardo e sulla bella fanciulla, di giorno e di notte, ogni secondo della sua vita.
Per questo lascia la casa paterna e si trasferisce in una casa tutta sua. Ma si recherà spesso in città per immergersi, anche per solo un attimo, nello sguardo di Ninetta, per vedere il "lampo dei suoi occhi" e poi "tornare a casa di galoppo, come una spia che, avendo fotografato un'immagine preziosa, corre a chiudersi nella camera buia, e vi passa l'intero giorno fra imprecazioni e gridi di esultanza".
E ci sorprende il nostro don Giovanni, perché adesso non sopporta più i suoi vecchi amici e i loro discorsi volgari sulle donne, e ne cerca di nuovi fra gli innamorati, e perché nei suoi soliloqui chiama la sua amata "palombetto, zucchero mio, campanellina, o nacanaca, pilipili, zuzu, lapina", anche se in realtà lei e lui non si sono mai parlati perché timido com'è non riesce neanche ad avvicinarsi a lei e a prendere discorso.

Fino a quando la fortuna sembra girare dalla sua parte.

Un giorno viene allestito in città un parco di divertimenti e sarà qui che la stessa Ninetta con una scusa lo bacerà. Il passo verso il fidanzamento e il matrimonio sarà breve, anche se con grandi difficoltà. E ci si stupisce nel scoprire un Giovanni geloso della sua creatura, soprattutto quando si recano a passeggio nella propria città e gli sguardi degli uomini, di cui poco tempo prima aveva fatto parte anche lui, si posano bramosi sulla sua donna, per non parlare poi dei loro discorsi su quel "pezzo di tuma" e gli "uhuh!" che erano soliti fare al suo passaggio, i gemiti e le gomitate che erano soliti darsi.
Una volta sposati però si trasferiscono a Milano. E qui ancora una volta Giovanni subirà una trasformazione davanti gli occhi compiacenti della moglie, divenendo un altro, "asciutto, magro, di colorito normale... sradicato dalle sue abitudini... si concedeva pochi minuti di riposo durante il giorno, e poche ore durante la notte" lasciandosi coinvolgere dalla vita frenetica che qui si svolge, arrivando a farsi delle docce fredde quotidiane per abituarsi al clima freddo della città.
Ma si sa, le vecchie abitudini son restie a morire e così a Milano non mancherà di tradire la moglie con quelle donne che lo considerano il "gallo siciliano". E come le vecchie abitudini, è restio a morire anche l'amore per la sua terra, tanto che quando Ninetta gli chiede se vuole andare in visita con lei in Sicilia, non se lo lascia dire due volte
E così farà rientro nella sua Catania, a casa dalle sorelle e soprattutto nel letto caldo della sua amata stanza che un giorno aveva deciso di abbandonare.

Le pagine del romanzo scivolano via che è un piacere. Brancati diverte, emoziona, commuove, e grazie a uno stile di scrittura scanzonato e ironico, ma non per questo poco elegante, e ricorrendo spesso all'utilizzo di parole in dialetto, sottintesi, similitudini e metafore, riesce a consegnarci l'immagine di una città meridionale dove la vita trascorre anche troppo tranquilla e sorniona, contrapponendola ad una città attiva del nord, ma soprattutto l'immagine di un uomo che rappresenta proprio l'inerzia della sua terra natia. Ed ecco l'altro tema caro al nostro scrittore, che ritroviamo anche in un altro suo romanzo, "Il bell'Antonio", ovvero il gallismo di certi uomini siciliani, che parlano sempre delle donne e non perdono occasione di ostentare la propria virilità.

Edito da Mondadori, il libro consta di 154 pagine e lo si acquista in libreria al prezzo di 8,40 euro.

 

don-giovanni.jpg

 


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Published by lisanna - in Libri
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commenti

Tiziana 12/28/2011 19:07

Interessante, passo dall'altra parte.