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9 dicembre 2011 5 09 /12 /dicembre /2011 09:33

 Dopo aver ricostruito nel precedente libro la storia della Resistenza e la vicenda degli Internati Militari Italiani con le parole dei protagonisti, Mario Avagliano e Marco Palmieri continuano questo filone di storiografia e, attraverso un'antologia ragionata e commentata dei diari e delle lettere degli ebrei italiani, ripercorrono tutti gli aspetti e le tappe della persecuzione antisemita in Italia negli anni del fascismo e dell'occupazione nazista. Il loro ultimo lavoro, edito ancora una volta da Einaudi, si intitola "Gli ebrei italiani sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945".

La storia raccontata attraverso i diari e le lettere dei protagonisti ha un fascino particolare. Forse perché consente di identificarsi in quelle persone, leggendo i loro stati d'animo, i loro sentimenti, le loro speranze, il loro terrore. Di sicuro il puntare lo sguardo sulla sfera privata, intima, familiare, avvicina di più alla vita e al vissuto dell'epoca.
E’ il tentativo che stanno compiendo da anni Mario Avagliano e  Marco Palmieri che, con questo metodo di ricerca, per la casa editrice Einaudi, avevano già ricostruito la storia della Resistenza e la vicenda degli Internati Militari Italiani.

Nel settembre del 1938 nell'Italia fascista ebbe ufficialmente inizio la persecuzione della minoranza ebraica, fino ad allora profondamente integrata nel tessuto sociale, culturale, economico e politico del Paese. Dopo una violenta campagna di propaganda sui giornali, durata svariati mese, il regime introdusse formalmente l'antisemitismo nell'ordinamento giuridico italiano, promulgando le cosiddette leggi razziali, che privarono dei diritti civili e dell'uguaglianza con gli altri cittadini in tutti i campi della vita sociale, economica e professionale i circa 40-50 mila ebrei italiani e i 10 mila ebrei stranieri che avevano cercato nella penisola rifugio dalla persecuzione già in atto nell'Europa centro-orientale.
Questa persecuzione - nota come "persecuzione dei diritti" - negli anni seguenti subì una progressiva escalation e fu preludio a quella "delle vite", avviata dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, quando autorità, militari e civili della Repubblica Sociale Italiana costituita da Mussolini a Salò collaborarono attivamente alla cattura e alla deportazione degli ebrei, finalizzata al loro sterminio sistematico nell'ambito della "soluzione finale" nazista (8.000 ebrei deportati, di cui solo 837 sopravvissero).

Avagliano e Palmieri ricostruiscono questa lunga ed articolata parabola persecutoria - spesso rimossa dalla memoria e dall'opinione pubblica italiana nel dopoguerra - per la prima volta "dal basso", cioè attraverso la viva voce di coloro che ne furono vittima, non attraverso le memorie successive ma con le lettere e i diari annotati giorno per giorno nel pieno svolgimento di quei drammatici fatti.
Il libro, con prefazione di Michele Sarfatti, dopo un saggio storico introduttivo propone una vera e propria antologia di scritti coevi che, nella successione tematica e cronologica, ripercorre tutti gli aspetti e tutte le tappe della persecuzione antiebraica in Italia: la campagna di propaganda antisemita, le leggi razziali, i suicidi, la scelta di emigrare all'estero, l'internamento, i primi eccidi e le grandi retate dopo l'armistizio, la fuga e la caccia all'uomo, gli ebrei nella Resistenza, gli arresti e il carcere, gli ultimi scritti e i testamenti, la vita nei lager italiani, la partenza e il viaggio verso i campi di sterminio, la liberazione e il difficile ritorno alla vita, il ritorno dei sopravvissuti.
Ne viene fuori un racconto a più voci, che restituisce la terribile storia della persecuzione narrata in presa diretta dagli stessi protagonisti e permette di comprendere esperienze e drammi, stati d'animo e dolori, preoccupazioni e conseguenze pratiche, riflessioni e giudizi degli ebrei italiani e stranieri residenti in Italia, al riparo dai filtri e dalle mediazioni della memoria postuma e delle ricostruzioni successive.

Nei capitoli iniziali emerge soprattutto la sorpresa e l'incredulità degli ebrei italiani - che avevano partecipato al Risorgimento e alla prima guerra mondiale - nel vedersi improvvisamente «tagliati fuori - come scrive il poeta Umberto Saba in una lettera del 1938 - dalla vita del mio paese che ho tanto amato». Dopo la sorpresa iniziale, in numerose lettere e diari di quei drammatici mesi raccolti da Mario Avagliano e Marco Palmieri - quasi tutti inediti - emerge con forza il dolore per essere stati traditi dalla propria stessa patria (e in alcuni casi dallo stesso regime che al pari degli altri italiani diversi ebrei avevano sostenuto con convinzione): «Come è possibile che non sia più ritenuto degno di essere figlio d'Italia?» si domanda un reduce della prima guerra mondiale.
Lo sgomento (e la durezza delle misure persecutorie) fu tale che alcuni ebrei scelsero il suicidio per l'umiliazione e l'emarginazione subita: «debbo dimostrare l'assurdità malvagia dei provvedimenti razzisti» scrive ad esempio l'editore modenese Formiggini prima di togliersi la vita
Attraverso centinaia di annotazioni quotidiane di questo tenore - di nomi noti e "persone qualunque", uomini e donne, meridionali e settentrionali, persone istruite o quasi analfabete - il libro di Avagliano e Palmieri segue tutte le fasi successive della persecuzione e del suo inasprimento, compreso la pagina di storia completamente dimenticata nel dopoguerra, relativa all'internamento degli ebrei stranieri e di molti ebrei italiani in numerose località dell'Italia centro-meridionale, come Campagna in Campania o Ferramonti di Tarsia in Calabria, all'inizio della seconda guerra mondiale. «Volentieri mi tramuterei in un uccello per respirare l'aria libera» scrive una bimba internata a Ferramonti.
Segue la breve parentesi del Governo Badoglio, che non si preoccupò di abolire le leggi razziali, né di distruggere gli elenchi degli ebrei conservati a livello locale, grazie ai quali i nazifascisti dopo la costituzione della Repubblica di Salò - statutariamente antisemita - poterono individuare e catturare facilmente molti ebrei italiani. L'armistizio dell'8 settembre del 1943, infatti, rappresenta uno spartiacque nella vicenda storica della persecuzione antiebraica (e nel libro) segnando appunto l'ingresso dell'Italia nel cono d'ombra della Shoah.

Attraverso i diari la cronaca quotidiana degli avvenimenti è impressionante: dalla cronaca dal vivo dei primi eccidi (come all'Hotel Meina) e delle retate (a Roma il 16 ottobre 1943 e in numerose altre città), all'asprezza e ai sacrifici della vita in clandestinità mentre infuriava la caccia all'uomo da parte dei nazisti e dei fascisti della Repubblica Sociale; dalla fuga in Svizzera, fino alla cattura, alla raccolta nei campi di transito di Fossoli e Bolzano e agli ultimi disperati biglietti lanciati di treni ("Con il cuore afflitto lascio la mia terra natia", "Siamo in viaggio per terre lontane pieni di fiducia", "Ti scrivo in treno. Salvatevi!").

A questo punto la scrittura s'interrompe, perché ad Auschwitz la gran parte degli ebrei deportati dall'Italia - l'80 per cento circa di ogni tradotta - trova immediatamente la morte nelle camere a gas, al proprio arrivo. Nei campi di sterminio non c'èla possibilità di scrivere e il libro, tenendo fede al rigoroso criterio metodologico basato esclusivamente sugli scritti coevi, non può riportarci alcuna "voce". L'abominevole realtà dei lager e della soluzione finale emerge però dalle lettere dei pochi sopravvissuti, scritte nei mesi subito dopo la liberazione, raccolte nell'ultimo capitolo del libro, tra cui la sconvolgente lettera inedita di Elena Recanati: "Io ad Auschwitz sono rimasta quattro giorni soli: se ci fossi rimasta un solo giorno di più penso che sarei impazzita. Sono arrivata in un momento di caos tremendo. Incominciava già l'evacuazione del campo; in tutti quei giorni ho potuto mangiare una sola volta pochi bocconi di zuppa: sono stata in appello per delle ore consecutive di giorno, di notte, continuamente, ho ricevuto tante di quelle botte quante non avrei potuto mai immaginare, ho assistito per lo meno a tre selezioni, ho visto scene di orrore inenarrabili, ho sentito quell'indimenticabile, caratteristico odore di crematorio, ho fissato come un'allucinata le fiamme dei forni in cui forse stavano bruciando le spoglie mortali del padre di Guido... Fame, botte, freddo, fango, paglia sudicia, contatti con gente perfida, abbruttita dalle privazioni, inferocita dalla fame, appelli interminabili, febbre, le prime piaghe incominciavano a farmi soffrire... lavoro pesante ed inutile sotto la neve in un abbigliamento oltre che inverosimilmente lacero e sporco, anche inadeguato alla stagione... e poi di nuovo trasporto".

Un libro per non dimenticare. Per comprendere la tragedia degli ebrei. Per riflettere sulle responsabilità dell'Italia, che si macchiò autonomamente dell'atto criminale delle leggi razziali, e degli italiani che acconsentirono, appoggiarono le misure oppure voltarono la faccia dall'altra parte.

Edito da Einaudi, il libro consta di 390 pp. e lo si acquista in libreria al prezzo di 15,0 euro.


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Published by lisanna - in Libri
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