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20 dicembre 2011 2 20 /12 /dicembre /2011 17:34

Otto racconti lontani tra loro, ma tutti ambientati nella Sicilia dell'800 e dell'epoca fascista che hanno come protagonisti i cittadini di Vigàta, "una sorta di campionario di uomini e donne di Sicilia" e con un finale in cui  la giustizia vince sempre. Questo è il "Gran Circo Taddei" di Andrea Camilleri, edito da Sellerio Editore e pubblicato nel 2011.

"Una sorta di campionario di uomini e donne di Sicilia. Non c'è che l'imbarazzo della scelta". Così è stato definito "Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta" dal suo stesso autore, Andrea Camilleri.
Ed in effetti, chi legge il libro si renderà conto che vi vengono narrate ben otto storie lontane tra loro, ma tutte ambientate nella Sicilia dell'800 e del secolo scorso, soprattutto nel periodo del fascismo, e che hanno protagonisti i cittadini di Vigàta che, col loro caratteristico modo di essere, danno vita ad una sorta di commedia dell'arte nella quale il paese diviene un grande palcoscenico.
E così apprendiamo di racconti di vita vissuta con grande partecipazione da avvocati, fantomatiche chiromanti, contadini, mogli di uomini iscritti al partito fascista e chi più ne ha più ne metta che, con una vena di ironia, Camilleri ci descrive, rendendoci partecipi e coinvolgendoci a tal punto che alla fine proveremo anche una certa simpatia per ognuno di loro.

Una delle storie più curiose è quella di Ciccino Ferrera che " 'na quindicina di jorni prima di ogni cangio di stascione", ogni lunedì mattina si recava a Vigàta per occuparsi della vendita di abiti femminili di una casa di moda palermitana, famosa in tutta l'isola, di cui era rappresentate. Ciccino era "un quarantino abbunnanti accussì laido (brutto) da fare spavento" e i mariti di lui si fidavano proprio perché pensavano che uno brutto così non poteva far gola neanche alla femmina "cchiù affamata". Ma nonostante ciò cominciano a girare strane voci su di lui e sulle sue conquiste femminili in paese. Tant'è che Tanina Buccé, che era a capo delle femmine fasciste di Vigàta, in quanto moglie di un segretario politico fascista, "fimmina 'nvidiusa e fàvusa, sgarbata e superba", volle rendersi conto di persona.

Veniamo a conoscenza anche della vicenda bizzarra che vede come protagonista Ninuzzo Laganà, "il cchiù ricco e 'mportanti costruttori di Vigata", un quarantaduenne "beddro picciotto che pariva 'n atleta, aducatu, aliganti, ed aliganti macari nel parlari..." che, rimasto orfano di padre a ventott'anni, è alla ricerca disperata di una fidanzata da sposare. La madre, caduta malata "di 'na malattia che nisciun medico arrinisciva a capiri", un giorno lo chiamò al suo capezzale e gli disse che prima di morire lo voleva vedere maritato e con prole a seguito.   E così a Ninuzzo non rimase che affidarsi nelle mani della vecchia cameriera di casa, Rosalia, per trovare finalmente una ragazza da sposare che avesse la "facci da mogliere", ossia che non fosse né bella né brutta e con un corpo grazioso, ma non troppo, per non fare voltare i maschi del paese.
Passano i giorni, conosce Daniela e si marita. In principio i due non riescono ad avere figli, solo dopo un po' di tempo Daniela gli comunicherà di essere finalmente incinta. A questo punto entra in scena un merlo parlante, che è solito parlare troppo, ripetendo esattamente le frasi compromettenti che sente dire.

Ed infine veniamo a sapere anche del Gran Circo Taddei, al quale in realtà fu mutato il nome da Taddeis a Taddei poiché in epoca fascista il Duce proibiva che si utilizzassero i nomi stranieri, e così se Wanda Osiris si faceva chiamare Osiri e il comico Rascel era diventato Rascele, anche il circo equestre del cavaliere Erlando Taddeis avrebbe dovuto cambiare il suo nome in Taddei.
A parte la presa in giro dell'autore nei confronti dell'ideologia fascista, in questo racconto viene anche narrata la vicenda di Pippo Incardona che, rimasto orfano da piccolo, era stato preso in casa dalla zia Michela. La convivenza tra i due però non è delle migliori, anche perché a Pippo, che adesso ha trent'anni, da sempre piacciono tutte le cose che costano care, gli alberghi di lusso e le belle donne, ma di lavorare non ne vuole sapere e la zia gli passava lo stretto necessario per campare. Però lui sa che la morte della zia gli avrebbe fatto ereditare tutte le sue ricchezze.

Queste sono solo alcune delle storie di Vigàta e della galleria di personaggi del "Gran Circo Taddei", tutte da gustare e tutte con un finale in cui la giustizia vince, che vede l'autore affibbiare a ciascun personaggio, a seconda delle colpe commesse, quello che in realtà si merita: una sorta di “pena” alla quale nessuno è in grado di sfuggire. Per questo motivo alla fine i racconti si rivelano ancor più piacevoli da leggere e suscitano un forte coinvolgimento emotivo.

Edito da Sellerio Editore, il libro consta di 325 pagine e lo si acquista in libreria al prezzo di 14 euro. 


circo-taddei.jpg

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Published by lisanna - in Libri
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