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12 dicembre 2011 1 12 /12 /dicembre /2011 12:27

Il rizzaglio è una rete a forma di campana, chiusa nella sommità e aperta sul fondo che, fatta roteare col braccio alzato e poi lanciato in acqua, cade come un ombrello aperto e viene portata sott'acqua dai piombini che ne contornano l'apertura. Quando il pescatore tira la corda che la tiene attaccata, l'apertura si chiude e i pesci rimangono intrappolati al suo interno... 'na bella rizzagliata! Ecco spiegato il titolo del romanzo di Andrea Camilleri che questa volta lascia da parte il commissario Montalbano per affrontare temi di grande attualità.

Addio commissario Montalbano, almeno per una volta.
In "La rizzagliata", romanzo uscito curiosamente prima in Spagna (dove è stato super premiato) e poi in Italia, Andrea Camilleri lascia da parte l’amato commissario e affronta un tema di grande attualità, perché parla di informazione, di malapolitica e di affarismo.

La storia ha inizio con l'omicidio di Amalia, figlia di un politico influente e fidanzata con Manlio, figlio del segretario generale dell'Assemblea regionale siciliana, che sarà il primo indiziato dell'omicidio.
Tutta la trama girerà intorno a uomini politici e giornalisti più o meno compiacenti.

“La rizzagliata” è un romanzo ambientato a Palermo, e principalmente nella sede della Rai siciliana. Qui lavora Michele Caruso, responsabile del telegiornale regionale, ed altri suoi colleghi, tra cui Alfio, suo capo redattore. Ognuno di loro ha preso il posto lì tramite amicizia del politico di turno, e accadrà spesso e volentieri che, in questa brutta storia dell'omicidio, le notizie sulle indagini in corso al TG non vengano date o vengano in parte camuffate, con la scusa che ancora non sono del tutto ufficiali. Ma capiterà anche che queste vengano enfatizzate, andando anche contro la regola di obiettività di una corretta informazione.
A questo modus operandi della redazione giornalistica in questione, aggiungete anche l'intromissione di certi uomini politici che spesso e volentieri manipolano i giornalisti, facendo dire loro ciò che conviene dire, arrivando anche a dare il consenso o meno sulle notizie da mandare in onda, ricordando in questo modo al giornalista di esprimere riconoscenza per il fatto di stare ancora lì.
"Io ti do 'na cosa a te, tu mi dai 'na cosa a me", del resto sembra essere il motto attorno al quale si svolge tutta la trama del romanzo e attorno al quale si sviluppano gli intrecci tra uomini della politica, della economia e del giornalismo.
 

Politici che manipolano le informazioni, giornalisti che fanno i giochi dei politici di questo o di quel partito, relazioni amorose in crisi, tradimenti, informatori che si infiltrano nella magistratura, nella politica, nelle redazioni dei giornali per carpire le notizie e poi, ad un passo dalla verità, vengono fatti sparire con la lupara bianca.
Rancori mai sopiti, sospetti, piccole vendette personali, colleghi giornalisti che cercano di "farsi le scarpe" tra di loro per una promozione in più, giornalisti che si scoprono detective, indagini in corso, avvisi di garanzia più o meno scomodi, scambi di cortesie più o meno nascoste, magistrati che fanno dire ai testimoni le cose che vorrebbero sentirsi dire e che "loro non sanno" e valzer di avvocati difensori mandati in "partibus infidelium" per controllare le mosse fatte nel campo opposto.

Una vicenda apparentemente ingarbugliata, che però pagina dopo pagina diventa più chiara.
D'altronde il rizzaglio che da’ il titolo al romanzo, come veniamo a sapere nel capitolo finale, è una rete a forma di campana, chiusa nella sommità e aperta sul fondo, che fatta roteare col braccio alzato e poi lanciata in acqua, cade come un ombrello aperto e viene portata sott'acqua dai piombini che contornano la sua apertura. Quando poi il pescatore tira la corda che la tiene attaccata, l'apertura si chiude e dentro rimangono i pesci... 'na bella rizzagliata! ...."I pisci cchiù stupiti o cchiù lenti, naturalmente, pirchì quelli cchiù sperti, videnno la riti calari, si scansano 'n tempo".

Due storie, quella dell'omicidio di Amalia e quella delle dimissioni improvvise di un direttore di banca, di primo acchito tanto lontane tra loro ma che alla fine finiranno per amalgamarsi, fondersi, scontrarsi. Perché, si sa, il potere politico fa la sua comparsa anche dietro il potere economico, ed infatti sarà un uomo politico, che abbiamo già incontrato nella vicenda di Amalia, ad essere eletto consigliere della Banca dell'Isola. Solo un caso?

In definitiva la storia non si discosta poi così tanto dalla realtà, anche se l'autore in una nota finale ribadisce che, pur avendo preso spunto dal fatto di cronaca reale che va sotto il nome di "delitto di Garlasco", la storia qui raccontata è tutto frutto della sua fantasia, di non essere mai stato dentro ad una redazione giornalistica né in una riunione dell'Assemblea regionale, per cui non sa con esattezza come si svolgano le cose lì dentro. Salvo poi scoprire, leggendo il romanzo, che sembra esattamente il contrario. Sembra tutto troppo reale per essere un semplice "frutto della sua fantasia".

Lo stile è il solito che contraddistingue le storie che hanno come interprete il commissario Montalbano, che qui per un attimo viene anche nominato. Il ritmo della storia è incalzante, le notizie ed i fatti si susseguono senza tregua e il lettore non ha tempo per le pause di riflessione.
Un romanzo attualissimo, che sembra la cronaca divertente, ironica, "nera", ma anche cupa dell’ultima fase della vita politica in Italia.

Edito da Sellerio, il libro consta di 210 pagine e lo si acquista in libreria al prezzo di 13 euro.

 


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Published by lisanna - in Libri
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