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4 ottobre 2011 2 04 /10 /ottobre /2011 12:25

Nei lager tedeschi c’erano anche i deportati politici. La loro vicenda dimenticata è raccontata per la prima volta attraverso le loro scritture private nel libro “Voci dal lager” di Mario Avagliano e Marco Palmieri.
Non solo un saggio storico importante, ma anche – come ha scritto Aldo Cazzullo – “un’antologia emozionante” di lettere e diari che descrivono le varie fasi della deportazione, dal carcere ai campi italiani, dal viaggio nei carri bestiame alla vita nei lager nazisti, fino alla liberazione, che riguardò solo circa la metà dei deportati.

Voci dal lager.... un libro riporta alla luce la storia dei Triangoli Rossi per la prima volta attraverso le lettere e i diari dei deportati politici.

Pochi conoscono la vicenda dei Triangoli Rossi, le migliaia di italiani che furono deportati nei lager nazisti perché osarono opporsi agli occupanti tedeschi e alla restaurazione del fascismo sotto le vesti della Repubblica Sociale di Salò. La storia dimenticata della deportazione politica è il tema di "Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945" di Mario Avagliano e Marco Palmieri, che la racconta dal vivo attraverso l'esperienza diretta di chi fu in prima persona vittima di quel sistema: sopravvissuti e caduti, uomini e donne, giovani e anziani, di ogni estrazione politica, sociale e culturale e di tutte le provenienze geografiche. 

L’elemento di novità è che lo fa non attraverso le memorie o le interviste successive, bensì per il tramite di scritti dell'epoca: lettere ufficiali e clandestine, biglietti lanciati dalle tradotte ferroviarie, diari, che grondano di emozioni, di sentimenti, di passioni.
L’obiettivo dichiarato dai due autori è duplice: “da un lato recuperare fonti importanti che altrimenti rischierebbero di andare perdute, dall’altro riequilibrare il deficit di memoria e di conoscenza su una pagina importante della nostra storia”.
Con questo libro, che si sofferma anche sulla vicenda dei lavoratori coatti, Avagliano e Palmieri completano il ciclo di saggi dedicati alle deportazioni e ai trasferimenti forzosi di italiani nel Reich, iniziato con il lavoro su Gli internati militari italiani (Einaudi 2009) e continuato con “Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia” (Einaudi 2011).

Una parte della storiografia fa tuttora fatica a considerare i deportati e i prigionieri politici (nonché gli internati militari) come protagonisti a pieno titolo della Resistenza e della guerra di Liberazione, al pari dei partigiani che combatterono nelle città, sulle montagne o all’estero, nonostante il collegamento diretto tra gli uni e gli altri, che risulta evidente anche dalle lettere e dai diari proposti nel saggio di Avagliano e Palmieri. E, come ha scritto Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, “se ciò poteva essere comprensibile nell’immediato dopoguerra, quando la Resistenza era considerata esclusivamente come una guerra militare e armata, lo è molto meno oggi, dopo gli studi che hanno analizzato e riportato in piena luce la rilevanza della resistenza cosiddetta civile e senz’armi in tutta Europa”.

La verità è che la deportazione nei Lager italiani o nei KL tedeschi e la prigionia nelle carceri del Reich – troppo a lungo considerate «storia del negativo, del negativo assoluto», contrapposte alla guerra partigiana caratterizzata dal «prendere parte con la ribellione» e dallo «scegliere consapevolmente» – furono una misura di punizione e di annientamento degli oppositori, al pari delle carcerazioni in Italia, delle fucilazioni e delle impiccagioni. I KL, del resto, vennero creati dal regime nazista allo scopo di colpire gli oppositori politici» e, col passare degli anni, a seguito dell’avanzata militare della Wehrmacht, il concetto di ‘oppositore’ si dilatò progressivamente, estendendosi anche alla resistenza non armata, di carattere civile o sociale.

Gli scritti coevi dei deportati e dei prigionieri politici raccolti in forma di antologia – mai prima d’ora esplorati con tale ampiezza e sistematicità – ci restituiscono un prezioso racconto corale di quella esperienza, scritto giorno per giorno e non col senno di poi: dal momento della cattura e della prima detenzione in carcere al trasferimento nei campi di raccolta e transito in territorio italiano, dal viaggio in tradotta verso i KL alla detenzione nei territori del Reich, fino al ritorno dei pochi sopravvissuti.
Un dato caratterizzante dell’antologia di Avagliano e Palmieri, ordinata tematicamente e cronologicamente e accompagnata, capitolo per capitolo, da un inquadramento storico, è l’ampia eterogeneità degli autori. Nelle origini, culturali e territoriali, di genere, di età, nell’estrazione sociale ed economica, nelle abitudini di vita e nel modo stesso di intendere il mondo e, con esso, la propria opposizione al nazismo e al fascismo. Vi sono uomini e donne, meridionali e settentrionali, intellettuali, operai e contadini, partigiani e ignari cittadini rastrellati, credenti e non. Essi vanno incontro a esperienze diverse, a seconda dell’evolversi della situazione militare e dei piani di sfruttamento e di morte nazisti, del tipo di lavoro svolto, dei differenti campi di destinazione e delle relative aree geografiche, dei compagni che incontrano e via dicendo.

Nel libro sono raccolti anche alcuni rarissimi scritti provenienti dai Lager del Reich, dai quali ai deportati italiani era vietato scrivere. In passato si era generalmente pensato che non esistessero testimonianze dirette dell’epoca, ma solo memorie successive. Alcuni deportati però riuscirono a comunicare con l’Italia, attraverso stratagemmi come lettere in tedesco scritte con la compiacenza delle guardie o inviate a conoscenti in Germania che poi le trasmettevano in Italia ai familiari. Altri riuscirono a tenere diari clandestini.

Il “mondo capovolto”, come lo definiscono Avagliano e Palmieri, che emerge dagli scritti è un autentico inferno: «in fondo, in un campo, degli scheletri umani che trasportano degli enormi sassi, di qua invece una massa di gente che urla, che picchia, che ti inquadra» (Angelo Castiglioni, Flossenbürg), «alla sera quando ci mettevano in fila per l’appello la metà cadevano svenute» (Carla Morani, Auschwitz), «Appena arriva il pane me lo mangio tutto in una volta, cosa che non ho mai fatto, ma ora non resisto proprio!» (Jole Baroncini, Ravensbrück), «Nudi ci portano alla doccia fredda e poi si dovette uscire all’aperto rimanendovi per 4-5 ore. Bisognava ammucchiarsi letteralmente a ridosso della baracca di legno, per scaldarsi a vicenda. Neve, pioggia, e legnate; e così per 15 giorni. Chi cedeva alla fatica, veniva inviato all’infermeria, e… addio compagni» (Pietro Tavazza, Mauthausen), «Il crematorio fuma – scrive Lidia Beccaria sul suo taccuino -, non smette più, fuma tutta la notte. L’odore nauseabondo di carne bruciata ammorba l’aria, prende alla gola, mi strozza, forse stanotte bruciano Ondina o Maria... Non le ho più trovate» (Lidia Beccaria Rolfi, Ravensbrück).

Un mondo capovolto quello che rimbalza con potenza da alcune lettere e diari. «Non potete – afferma un deportato – comprendere quanto mi sia doloroso lasciarvi questo scritto prima di lasciare l’Italia per recarmi in paese straniero, varcherò le Alpi e sarò deportato in qualche località sconosciuta a lavorare presso stranieri. Ricordatevelo vostro babbo vi è stato strappato, incarcerato, e spedito come fosse una bestia e obbligato a dar la sua opera in terra straniera, la vera tratta dei bianchi. Se pur lontani mi sentirò sempre vicino a voi, mi sembrerà di avervi ancora sulle mie ginocchia, accarezzarvi e baciarvi. Siete ancora bambini, troppo bambini per conoscere quanto sia grande la cattiveria degli uomini. Verrà giorno in cui tutto vi racconterò, vi sembrerà una favola, una brutta favola, purtroppo invece sarà una cruda verità».
E, nel bel mezzo di questa cruda verità, nel lager di Ravensbrück un’altra deportata, Lidia Beccaria Rolfi, scriveva sul suo taccuino clandestino: «Voglio vivere per tornare, per ricordare, per mangiare, per vestirmi, per darmi il rossetto e per raccontare forte, per gridare a tutti che sulla terra esiste l’inferno».

Edito da Einaudi il libro consta di 430 pp. e lo si acquista in libreria al prezzo di 14 euro.


voci dal lager

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Published by lisanna - in Libri
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