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20 febbraio 2013 3 20 /02 /febbraio /2013 12:29

Aprire un conto corrente bancario è diventata una necessità e al giorno d’oggi anche un obbligo, stando alle norme anti-evasione emanate dal Governo. Di contro gli Istituti bancari hanno aumentato i costi dei propri servizi, relativi ai prelievi al bancomat e ai pagamenti agli sportelli.
Per fortuna la tecnologia informatica ha comportato anche la modernizzazione dei servizi bancari con l’home banking (o online banking), che consente di effettuare le operazioni bancarie da casa via internet, risparmiando così tempo e denaro, nonostante ancora molti correntisti preferiscano passare dallo sportello.

Nell'ultimo anno la crisi economica internazionale ha causato una serie di aumenti a raffica delle tariffe e dei servizi di ogni tipo, compresi quelli bancari.

Gli istituti di credito, prima del recente intervento della Banca Centrale Europea, hanno infatti attraversato una fase di forte difficoltà finanziaria  e in molti casi hanno scaricato i loro problemi sui clienti, aumentato i costi dei prelievi al bancomat, dei pagamenti agli sportelli e delle domiciliazioni bancarie.
Nel 2011 si dice si sia avuto un aumento di circa il 2,5% delle spese bancarie, percentuale che ha raggiunto il 5%  per quelle famiglie che utilizzano di più il conto corrente.

Purtroppo, ai tempi d’oggi, avere un conto corrente bancario è diventata una necessità ed in molti casi anche un obbligo, in base alle norme anti-evasione emanate dal Governo.
Fermo restando che i conti correnti più a coloro che li aprono, tornano utili soprattutto alle banche, che grazie a questi riescono ancora a reggersi - poiché i tassi di interesse per coloro che hanno un conto corrente sono davvero irrisori -, le spese bancarie non possono in realtà essere evitate del tutto, però sicuramente possono essere ridotte adottando alcuni accorgimenti.

Si potrebbe ad esempio cominciare utilizzando il proprio conto online, approfittando quindi dei diversi servizi bancari che l’Istituto di credito di riferimento mette a disposizione sul web per i propri clienti. In questo modo si farà attenzione a recarsi il meno possibile in filiale, risparmiando tempo e denaro, poiché anche una semplice richiesta dell’estratto conto allo sportello ha i suoi costi. Un accorgimento potrebbe essere quello di limitare le operazioni bancarie, ossia di effettuare solo quelle che si rendono necessarie in quel determinato momento ed aspettare, ad esempio, che queste si accumulino nel tempo, così da recarsi  allo sportello una volta sola.

 Tuttavia è anche vero che la gestione del proprio conto con l’home banking, tramite una connessione remota con la propria banca, ha i suoi costi che però sono decisamente inferiori a quelli previsti per le stesse operazioni effettuate presso la filiale, dato che non ci sarà ovviamente il personale dietro lo sportello pronto ad esaudire ogni vostra richiesta.

Anche il servizio di prelevamento al bancomat ha un costo che varia da una banca all’altra, e si potrà risparmiare anche qui limitando l’utilizzo della carta e prelevando in un’unica soluzione, effettuando quindi una stima di quanto denaro ci potrà essere utile nel corso di un determinato periodo.
Esistono poi dei conti correnti a zero spese, come ad esempio il Conto Corrente Arancio proposto dall’Ing Direct, che non prevedono appunto costi per l’apertura e chiusura del conto, l’emissione di bancomat, le operazioni bancarie e perfino le carte di credito. Attenzione però a leggere bene i regolamenti e i contratti per verificare se veramente le spese siano pari a zero.


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18 gennaio 2012 3 18 /01 /gennaio /2012 09:48

Il mondo della finanza è ricco di parole, termini e strumenti sconosciuti ai comuni cittadini.
Pochi ad esempio sanno cosa sia la cartolarizzazione, ovvero quell'operazione di finanziamento che comporta la conversione in titoli collocabili sul mercato finanziario di un certo numero di crediti, che altrimenti non possono essere venduti, come ad esempio i crediti al consumo, quelli connessi alle carte di credito, i mutui immobiliari oppure quelli di imprese verso altre imprese, i prestiti agli studenti universitari, il leasing auto etc.
Il tipico esempio di cartolarizzazione è quello del mutuo cartolarizzato, che si ha quando un mutuo viene convertito in un titolo negoziabile sul mercato. Il processo di conversione viene effettuato dalle banche, che devono sottoporlo ad un'operazione detta RMBS, ovvero Residential Mortgage Backed Securities.

Ma cosa significa “cartolizzare”?

Introdotta con la Legge n. 130/99 recante titolo “Disposizioni sulla cartolarizzazione dei crediti", e successivamente modificata con la L. n.80/2005, con D.Lgs n 141 del 13 agosto 2010 e n. 218 del 14 dicembre 2010, la cartolizzazione è un’operazione che si verifica nel momento in cui i crediti vengono venduti da parte degli Istituti di credito, gruppi industriali, piccole imprese, enti pubblici ecc, ad una società che, per poterli pagare, è obbligata ad emettere sul mercato titoli obbligazionari. In questo modo i crediti vengono trasformati in “carta”. La legge inoltre prevede che le società che acquistano questo tipo di crediti si devono esclusivamente occupare delle operazioni connesse con la loro gestione, e non esercitare altre attività.

Le operazioni di cartolarizzazione riguardanti i mutui sono soprattutto diffuse nei mercati internazionali, ma vengono effettuate anche in Italia.
La cartolarizzazione non influisce sul contraente del mutuo, che non vedrà modificati i propri adempimenti e dovrà continuare a pagare le rate al proprio Istituto bancario secondo le scadenze prefissate. Sarà poi la banca a versarle al nuovo creditore giuridico.
Inoltre, colui che ha stipulato il mutuo può decidere di rinegoziarlo o di trasferirlo da una banca all'altra (surrogazione), nonostante questo sia stato cartolarizzato, spesso a sua insaputa.

L’ABI, ossia l’Associazione Bancaria Italiana, in una circolare del 2007 ha stabilito infatti che dovrà essere l’Istituto di credito che ha erogato il mutuo che dovrà occuparsi di sostenere le spese di amministrazione e di gestione nonché quelle del recupero del finanziamento.

Qual'è il vantaggio della “cartolarizzazione” per l’istituto bancario? Quello di ottenere immediatamente l'accredito del finanziamento e di riscuotere il corrispondente della compravendita attraverso i titoli obbligazionari, senza così dover aspettare il pagamento delle rate. Difatti una banca che possiede, ad esempio, un certo numero di prestiti immobiliari e sceglie di cartolarizzarli attraverso l'emissione di titoli che come garanzia abbiano proprio quei mutui, li potrà vendere ad un altro istituto (ossia cedere il credito del mutuo) per potersi riprendere i soldi che aveva dato in prestito ai mutuatari, ed investirli così in altre attività. Inoltre, essendo titoli emessi analoghi alle obbligazioni, hanno una data di scadenza ed un tasso di interesse. Il debito in questo caso tuttavia è legato ai rimborsi e ai pagamenti degli interessi da parte di coloro che hanno stipulato il mutuo.


mutuo

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13 gennaio 2012 5 13 /01 /gennaio /2012 16:11

Lo sapevate che i mutui bancari, oltre che essere legati alle opere di costruzione vere e proprie, possono essere richiesti anche per la realizzazione di un progetto? In questo caso la banca fornisce ad un soggetto il capitale e questi si obbliga a realizzarlo utilizzando il denaro ricevuto. Una soluzione di finanziamento interessante.
Ma attenzione: la regola numero uno da seguire è che le somme non vadano impiegate per altri scopi, pena l’annullamento del contratto di mutuo e il pagamento di penali ed interessi.

I mutui bancari possono essere richiesti anche per la realizzazione di un determinato progetto. Ed è per questo motivo che il mutuo in questione prende il nome di mutuo “di scopo”, di “destinazione” o anche di “contratto di finanziamento”, proprio perché con l’importo finanziato dalla banca si deve necessariamente raggiungere quel determinato fine, facente parte dello stesso regolamento contrattuale.

Nel contratto infatti viene specificato lo scopo (o il progetto) al quale è indirizzato quel determinato finanziamento, che necessita dell’approvazione della banca che eroga il finanziamento. Le cifre erogate dall’istituto bancario d’altro canto non devono essere utilizzate per altre finalità, pena la nullità dello stesso contratto. Ciò comporterà anche il pagamento di penali ed interessi.
Pertanto, nel momento in cui il mutuatario realizza quel determinato progetto utilizzando il finanziamento ottenuto, ha il dovere di restituire la somma ricevuta alla scadenza prefissata sul contratto, maggiorandola degli interessi. La restituzione dell’importo potrà essere fatto in un’unica soluzione o a rate.

Potrebbe però capitare che la finalità per la quale si è ottenuto il finanziamento venga meno oppure si esaurisca. In quel caso il mutuatario avrà l’obbligo di restituire l’importo ottenuto per quello scopo specifico.
E’ evidente dunque che colui che riceve il denaro in realtà ha due obblighi, ossia quello di restituire la somma ricevuta nelle modalità previste nel contratto, e quello di mettere in atto il progetto per il quale era stato richiesto il mutuo.

Il mutuo di scopo appunto per questo non può essere equiparato al mutuo tradizionale di cui alla definizione riportata all’art. 1813 del Codice Civile. Qui infatti si definisce mutuo il contratto con il quale il mutuante (solitamente la banca) consegna al mutuatario una determinata quantità di denaro (o altre cose fungibili) e quest’ultima si obbliga a restituire entro un determinato periodo di tempo altrettante cose della stessa specie e qualità e, salvo diversa volontà da entrambe le parti, comprensive di interessi. Pertanto è un contratto di natura “reale”.

A stabilire ciò è anche una sentenza della Corte Costituzionale (sentenza n. 3752 del 10 giugno 1981) dove si è stabilito che le due tipologie di mutuo sono diverse anche dal punto di vista strutturale, in quanto nel mutuo di scopo il beneficiario non solo deve restituire la somma ricevuta (come avviene nel mutuo tradizionale) ma ha anche l’obbligo di realizzare lo scopo per il quale è il mutuo è stato richiesto e secondo un’attività programmata. E proprio per questo motivo è un contratto atipico e  di natura “consensuale”.



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10 gennaio 2012 2 10 /01 /gennaio /2012 12:56

Il mutuo edilizio riguarda le opere di nuova costruzione ma anche quelle relative alla ristrutturazione, recupero e trasformazione di un immobile. Questo tipo di mutuo, che rientra tra i crediti fondiari introdotti per la prima volta con la legge bancaria n. 646 del 16 luglio 1905, viene erogato dalla banca ad ogni stato di avanzamento delle opere, arriva a coprire sino all’80% del costo di costruzione e può essere richiesto non solo da privati ma anche da imprese o società.

La tipologia di mutuo più comune e conosciuta è quella dei mutui edilizi, legati alle opere di nuova costruzione di un immobile, sia ad uso residenziale che non, o a quelle di ristrutturazione e riparazione, recupero edilizio e trasformazione. In queste ultime opere sono comprese anche quelle relative la sopraelevazione di un fabbricato.

Il mutuo edilizio può essere richiesto dalle Imprese, dalle società, dalle cooperative ma anche dai semplici privati e viene erogato dall’Istituto di credito durante le varie fasi di avanzamento dei lavori, e quindi ogni volta che si presenta il cosiddetto SAL.
Secondo quanto stabilisce la legge l’importo erogato nel caso di una nuova costruzione non deve superare l’80% del costo di costruzione, a meno che non si è in presenza di garanzie come ad esempio le polizze fideiussore e questa percentuale scende e si attesta tra il 45 e il 55% nel caso di immobile finito.

E a proposito di legge che regola il mutuo edilizio, in realtà non esiste una vera e propria normativa che lo interessa, poiché questo tipo di mutuo fa parte dei crediti fondiari. Tuttavia non deve essere confuso con il cosiddetto mutuo fondiario che, a differenza di quello edilizio che viene erogato in più soluzioni proporzionalmente ai vari stati di avanzamento delle opere, non solo viene concesso in un’unica soluzione ma è un tipo di finanziamento che si riferisce ad un fabbricato già ultimato che produce reddito.

E' importante ricordare che il credito fondiario è stato introdotto per la prima volta con la legge bancaria approvata con Regio Decreto n. 646 il 16 luglio 1905, successivamente modificata ed aggiornata con il D.P.R. n 7 del gennaio 1976, e sostituita dal Testo Unico Bancario recante titolo “Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia”, previsto con il D.lgs n 385 del 10 settembre del 1993.
Altre modifiche al Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia sono state apportate anche con il D.lgs n. 303 del 29 dicembre del 2006 recante titolo “Coordinamento con la legge 28 dicembre 2005, n. 262, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (T.U.B.) e del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (T.U.F.)”.

Sia il mutuo edilizio che quello fondiario sono garantiti da un’ipoteca di primo grado che, nel caso in cui si è in presenza di un edificio da ristrutturare, ampliare ecc, viene accesa sull’edificio esistente, cosa che non può avvenire quando il fabbricato è di nuova costruzione.    Infatti, in questo tipo di opere, l’ipoteca riguarderà il terreno sul quale si andrà a costruire e successivamente, a lavori ultimati, verrà estesa al fabbricato realizzato.

Il mutuo edilizio per contratto può durare da un minimo di 18 mesi sino a 15 anni, ossia molto meno di quello ipotecario, e può avere un tasso di interesse fisso o variabile. Per quanto riguarda invece i rimborsi, non è previsto quello anticipato, e le rate possono essere pagate mensilmente, oppure ogni 3 o 6 mesi.

Ritornando al discorso dei SAL, abbiamo già detto che la banca eroga un determinato importo ogni volta che viene effettuata una tranche dei lavori. Solitamente, nel caso di nuova costruzione, l’Istituto di credito elargisce la prima parte del finanziamento ad ultimazione delle opere di fondazione, per poi pagare la seconda parte quando sarà completato lo scheletro murario dell’edificio, ossia travi e pilastri e così via. Peraltro, agendo in questo modo, la banca riesce a tutelarsi poiché l'erogazione della somma dipende non solo dall'accertamento dei lavori effettivamente eseguiti sino a quel momento, ma anche della regolarità urbanistica da parte dei diversi Enti di competenza.

 


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22 dicembre 2011 4 22 /12 /dicembre /2011 16:28

L'estratto conto bancario ci consente di controllare tutti i movimenti del nostro conto corrente e necessita di essere esaminato periodicamente, anche per contestare eventuali addebiti errati che potrebbe fare l'istituto di credito. Consultare le movimentazioni bancarie del proprio conto corrente online, anche in riferimento alle spese fatte tramite carte di credito, senza così dover attendere il documento cartaceo a casa oppure di dover passare dalla banca, è molto facile. Basta seguire alcuni semplici passaggi.

Le truffe bancarie o gli errori negli accrediti o addebiti avvengono meno di frequente di quanto non si possa pensare. I possessori di conto corrente conoscono quindi l’importanza di consultare l’estratto conto, ovvero le movimentazioni finanziarie compiute in un dato periodo, sia sul lato del debito che del credito.
Chi ha l’accesso al conto corrente anche on line, ha il vantaggio di non dover attendere il documento cartaceo a casa oppure di dover passare in banca, ma di poter consultare le movimentazioni quando gli pare e piace, anche in riferimento alle spese fatte tramite carte di credito.
Leggere un estratto conto è solo a prima vista un’operazione facile. Le informazioni che ci vengono comunicate attraverso un estratto conto presuppongono alcune conoscenze di base.   
In esso infatti le voci riportate sono: la data nella quale è avvenuta l’operazione bancaria; la data della valuta, che è quella utilizzata per il calcolo degli interessi e delle competenze; le entrate, ovvero tutti i movimenti di versamento o di accredito; le uscite, ovvero tutti i movimenti di prelevamento o di addebito; la descrizione, ovvero il contenuto sintetico dell’operazione effettuata.
Come si può bene intuire, l’estratto conto è un documento utile per controllare tutti i movimenti del proprio conto e pertanto necessita di essere esaminato periodicamente anche per potere contestare gli eventuali addebiti errati che potrebbe fare la banca.

 L’invio cartaceo dell’estratto conto però comporta dei costi.

Grazie all’home banking, invece, viene offerta agli utenti l'opportunità di effettuare le operazioni nella propria banca online e gestire il conto online attraverso la connessione internet, dopo essersi registrati sul sito del proprio Istituto di credito che, tra le tante operazione consentite, offre anche quella di consultare l’estratto conto a distanza.
E’ un grande vantaggio se si pensa che in questo caso non è previsto il costo di invio degli estratti conto cartacei al proprio domicilio, la gestione del conto bancario è gratis ed il servizio è attivo 24 ore su 24. Inoltre, per conoscere il saldo del proprio conto non occorre uscire di casa e fare la fila dietro lo sportello della filiale. Fra l’altro operando in questo modo viene pure salvaguardata la privacy, in quanto solo voi potete accedere al dettaglio delle operazioni compiute.

Una corretta gestione dell’estratto conto è importante anche se si è possessori di una carta di credito, come ad esempio la Barclaycard, la Mastercard, la Genius Card, la CartaSì Visa.
A seconda se le carte siano collegate o meno alla banca sulla quale si tiene il conto corrente, occorre essere registrati o al sito ufficiale della propria banca oppure a quello della carta di credito, ed accedervi tramite User Id e password, controllando l’estratto conto che, nel caso del proprio conto corrente, conterrà anche le operazioni effettuate con la carta di credito, in un’unica soluzione a saldo.

 

 

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21 novembre 2011 1 21 /11 /novembre /2011 08:26

In questa breve guida vediamo come si procede per chiudere il proprio conto in banca, tenendo presente anche dell’art. 118 della L. 248 dell’agosto 2006, con il quale si è stabilito che si può recedere dal contratto stipulato con il proprio istituto di credito, senza dover far fronte a spese e penalità.
Al comma 2 dell’art. 10 della Legge del 4 agosto 2006, n. 248 (conversione del D.L. 223/2006) recante titolo “Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale”, che sostituisce l’art. 118 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia del D.L. 385/1993, difatti così si legge: “In ogni caso, nei contratti di durata, il cliente ha sempre la facoltà di recedere dal contratto senza penalità e senza spese di chiusura”.
Questo significa che è possibile fare richiesta di chiusura di ogni tipo di contratto che si ha con la propria banca, e quindi oltre i tradizionali conti correnti si potranno chiudere i conti deposito e i conto titoli, e pure le carte di credito, bancomat ecc..

Lo stesso discorso vale anche per coloro che desiderano trasferire il proprio conto altrove e che quindi potranno fare semplice richiesta scritta all’istituto di credito di appartenenza che, per prima cosa, procederà a verificare se al conto in questione siano associate delle operazioni in sospeso. Mi riferisco alla presenza di accrediti di stipendi, pensioni e di tutti quei pagamenti che sono avvenuti ad esempio tramite le carte di credito e gli assegni. Ma non solo. Infatti la banca dovrà anche controllare che siano state regolate tutte le richieste di pagamento disposte sino a quella data.
Da parte sua, il correntista, dovrà tuttavia fare attenzione di versare la cifra per coprire lo scoperto, nel caso in cui il suo conto non sia a credito, di azzerare le carte di debito e di chiudere, nell’eventualità ne tenga una, anche la cassetta di sicurezza. Potrà così cominciare a trasferire sul nuovo conto le bollette e tutti gli altri RID (Rapporti interbancari diretti) in suo possesso. Passerà poi a pagare tutto quello che avrà maturato sino alla data di chiusura del conto e quindi a pagare le commissioni, gli interessi, l’imposta di bollo e le spese che si riferiscono all’invio dell’estratto conto finale.

Alla richiesta di chiusura presentata all'istituto di credito di appartenenza, si dovranno allegare i libretti d'assegni non ancora utilizzati, la carta di credito e la tessera del bancomat.
Per scegliere la nuova banca nella quale trasferire il nuovo conto occorre fare riferimento alla documentazione precontrattuale e al foglio informativo di cui questa dispone, per prendere visione dei servizi che offre e dei costi, fissi e variabili, che comportano. In questo caso converrà anche valutare con attenzione quali servizi del vecchio conto trasferirvi e quali invece sarebbe il caso di chiederne la revoca. E al momento della firma invece si dovrà scegliere attraverso quale canale di comunicazione - cartaceo o digitale - ricevere gli eventuali avvisi dalla banca.

La nuova banca, nel caso di trasferimento di un conto da un istituto di credito ad un altro, facenti però parte dello stesso Stato membro europeo, ha tuttavia il dovere di assistere il nuovo cliente, svolgendo le pratiche dell’intero processo di trasferimento senza il pagamento di oneri supplementari. Questo è almeno quanto hanno stabilito gli Stati dell’Unione Europea negli anni scorsi con l’adozione dei “Principi comuni in materia di trasferimento di conti bancari”, entrato in vigore dal 1 novembre del 2009. Il nuovo istituto bancario, quindi, dovrà fare da referente principale e dovrà trattare con la vecchia banca per fare in modo che il trasferimento avvenga in tempi brevi.

Per conoscere quali diritti avete in quanto correntisti, consultate il sito della Banca d’Italia e la guida dal titolo "Il Conto Corrente in parole semplici". 


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16 novembre 2011 3 16 /11 /novembre /2011 08:03

I dipendenti statali, con un minimo di anzianità lavorativa di almeno 6 mesi ed un contratto di assunzione a tempo indeterminato, hanno diritto per legge di accedere alla “cessione del quinto” e al cosiddetto “prestito con delega” (o “doppio del quinto”). Sono entrambi due tipi di finanziamento a tasso fisso ed agevolato che si possono ottenere nel più breve tempo possibile ed hanno una durata variabile dai cinque ai dieci anni. 
Questa categoria di lavoratori, nella quale rientrano anche coloro che hanno un contratto di lavoro presso un ministero italiano (Istruzione, Interni, Difesa ecc), ha diritto per legge di accedere a questo tipo di finanziamento e da parte loro i datori di lavoro hanno l’obbligo di accettare la richiesta.

Il primo requisito necessario è un minimo di anzianità lavorativa di almeno 6 mesi ed un contratto di assunzione a tempo indeterminato. Le rate sono di importo fisso e comprensive di tasse e, essendo garantite dallo stipendio e dalla pensione, non necessitano di ulteriori garanzie. In questo modo non solo potranno richiedere il finanziamento anche coloro che non hanno un’ottima condizione economica, ma da parte loro gli istituti finanziari sono più propensi a concederli.

Fermo restando che la cessione del quinto e il prestito delega sono a tasso fisso ed agevolato, gli istituti di credito convenzionati con l’Inpdap e l’Inps concedono prestiti a tassi molto più convenienti. I prestiti oltretutto si ottengono nel più breve tempo possibile (anche nel giro di 24 ore), possono raggiungere importi elevati, perché oltre che dallo stipendio dipendono dall’anzianità lavorativa, ed hanno una durata, per quanto riguarda i dipendenti statali, variabile dai cinque ai dieci anni. Tuttavia si potrà estinguere il debito prima della scadenza attraverso il versamento di una penale. Inoltre, per accedere a questo tipo di finanziamenti non vi verrà richiesta alcuna motivazione e si potrà disporre della liquidità come meglio si crede, poiché non si tratta di prestito finalizzato come invece lo è il prestito personale.
In particolare, con la cessione del quinto, a differenza dei prestiti di tipo tradizionale, nei quali le rate vengono pagate dal debitore alla finanziaria o all’istituto di credito di riferimento, queste vengono direttamente trattenute dallo stipendio del dipendente che ne fa richiesta, e non possono andare oltre un quinto dello stesso.

Nel caso in cui si necessita di maggiore liquidità, si potrà fare richiesta del prestito delega, che consiste ugualmente in una rata mensile che viene calcolata sullo stipendio totale e solitamente viene applicata qualora sia già in atto la cessione del quinto o nel caso in cui non sia possibile erogare altra forma di finanziamento. Per ottenere però questo tipo di finanziamento, occorre sottoscrivere un contratto delega, per impegnarsi a cedere il “doppio del quinto” dello stipendio. Difatti se con la cessione del quinto la rata non poteva oltrepassare il 20% dello stipendio, con il prestito delega si può arrivare sino al 40% dello stesso. Come per la cessione del quinto, anche in questo caso si tratta di un prestito non finalizzato e sarà l’azienda per la quale si lavora, oppure l’Inps o l’Inpdap - nel caso in cui a richiedere il finanziamento sia un pensionato - a pagare la rata alla banca o alla società finanziaria, trattenendola dallo stipendio o dalla pensione.

I dipendenti statali iscritti al fondo gestito dall'Inpdap, che va sotto il nome di “Gestione Unitaria Autonoma delle prestazioni creditizie e sociali” e che percepiscono una retribuzione mensile fissa e continuativa o un trattamento pensionistico, potranno avere accesso anche al cosiddetto "piccolo prestito" dell’Inpdap, rimborsabile in un massimo di 48 rate, costituite da una quota interessi e da una quota capitale. 


 

 

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10 novembre 2011 4 10 /11 /novembre /2011 08:57

Il Mutuo Arancio, proposto dalla banca online ING Direct, è tra quelli più competitivi presenti sul mercato. E se  avete deciso di rottamare il vostro vecchio mutuo, potete scegliere di passare al Mutuo Arancio senza pagare l’imposta sostitutiva e le spese notarili.

Per quei pochi che ancora non la conoscessero, l’ING Direct è la banca online più grande del mondo, attiva nel nostro Paese dal 2001, divenuta famosa soprattutto per il conto di deposito che va sotto il nome di Conto Arancio.

Da qualche tempo propone ai suoi milioni di clienti anche il cosiddetto Mutuo Arancio, che torna utile soprattutto a chi desidera acquistare la prima o la seconda casa.
E’ bene sapere che il Mutuo Arancio non richiede l’apertura di un conto corrente e si rivolge ai privati che sono residenti in Italia da almeno 3 anni. Inoltre si viene esclusi dal pagamento di spese di accensione e di gestione, risultando azzerati gli importi relativi alla perizia, all’istruttoria, all’assicurazione e all’incasso della rata.
Con questo tipo di mutuo vi verrà finanziato sino all'80% del valore dell’immobile, per un importo minimo di 50 mila euro e fino ad un massimo di 1 milione di euro per l’acquisto della prima casa, e di 500 mila euro per l’acquisto della seconda casa.

Ma la sua caratteristica principale sta nei tassi competitivi che vengono praticati, sia nel caso in cui si scegliesse il mutuo a tasso fisso che quello a tasso variabile. Sappiamo bene infatti che sono proprio gli interessi che vanno ad incidere sul costo del mutuo.
Il tasso variabile dipende dall’andamento del parametro di indicizzazione Euribor che viene stabilito nel contratto. Questo tipo di mutuo è indicato soprattutto per coloro che preferiscono pagare rate variabili che dipendano appunto dai tassi di interesse di mercato. Per quelli che non vogliono dipendere dagli sbalzi dei mercati finanziari e dell’inflazione, è consigliabile optare per il mutuo a tasso fisso, che prescinde dall’andamento dei tassi di mercato. La percentuale del tasso verrà stabilita nel contratto, si manterrà costante per tutta la durata del mutuo e viene determinata maggiorando il parametro di riferimento EURIRS o IRS dello spread, che costituisce la remunerazione per la banca.
Si potrà anche scegliere la durata del mutuo, che comunque varia dai 10 ai 40 anni per la prima casa e da 10 a 30 anni per la seconda casa, e l’ammontare della rata.

Se invece avete già un mutuo presso un’altra banca e desiderate passare al Mutuo Arancio, l’ingbank vi dà l’opportunità di rottamare il vostro vecchio mutuo, senza nemmeno pagare l’imposta sostitutiva e le spese notarili. E se ci pensate bene in questo modo avrete la possibilità di ridurre l’importo della rata e modificare la durata del mutuo senza sostenere alcuna spesa.

I possessori di un conto arancio, addebitandovi le rate del proprio Mutuo Arancio, possono beneficiare, a partire dalla terza rata, di una riduzione dello spread previsto nel contratto, pari allo 0,20% (per il mutuo a tasso variabile) e di una. riduzione di 20 euro sugli interessi applicati sulle rate, a partire dalla terza e sino alla 120esima rata (per il mutuo a tasso fisso).

Per maggiori informazioni, per prendere visione del foglio informativo o per richiedere il Mutuo Arancio anche con un click, visitate il sito ufficiale all'indirizzo www.ingdirect.it

Vi ricordo che in alcune città sono state aperte filiali ING Direct, per un contatto diretto, e che in molte altre località si apriranno a breve.

 

 

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7 novembre 2011 1 07 /11 /novembre /2011 07:48

Quali sono i finanziamenti agevolati per chi ha un’impresa o ne vuole avviare una? In un periodo di incertezza dei mercati e di crisi economica com’è il nostro, sono sempre di più coloro che fanno richiesta di finanziamenti. Ed il web anche in questo caso ci viene in aiuto.

Se siete alla ricerca di finanziamenti per avviare una nuova attività di impresa, oppure per rilanciare con nuovi investimenti la vostra azienda in difficoltà, cominciate a dare un’occhiata al sito del Ministero dello Sviluppo Economico, dove sono riportate le indicazioni su come fare per ottenerli.
Nell’apposita sezione “per l’impresa” troverete i fondi e i finanziamenti per le imprese all’estero e al sostegno finanziario per l'export italiano. Le imprese in crisi invece potranno fare domanda per accedere al fondo a loro dedicato, che va sotto il nome di “Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà”.
Vi potrete prendere visione anche delle informazioni relative al microcredito, al quale potranno ugualmente accedere le aziende che stanno attraversando un periodo di temporanea difficoltà, comprese quelle artigiane, e al FIT. Quest’ultimo è il Fondo Rotativo per l’Innovazione Tecnologica, istituito con la Legge n. 46 del 17 febbraio 1982, per sostenere i programmi che riguardano le attività di sviluppo sperimentale, incluse quelle non preponderanti di ricerca industriale. Il fondo, con il quale si vogliono incentivare le attività di ricerca volte allo sviluppo tecnologico, prevede un finanziamento erogato nelle forme di credito agevolato, del contributo in conto interessi e del contributo nella spesa e si rivolge pure alle imprese artigiane, a quelle agro-industriali e produttrici di beni e servizi, nonché ai consorzi e alle società consortili.

Sul sito dell’Unione italiana delle Camere di Commercio vi è una sezione dedicata ai prestiti agevolati e di finanziamento con i bandi, e quelli relativi all’imprenditoria femminile. Interessante è anche il sito della Comunità Europea, sul quale invece è possibile trovare le informazioni relative ai finanziamenti proposti dall’Unione Europea e destinati sia alle aziende che ai privati autonomi.
Le agevolazioni finanziarie alle imprese vengono di solito erogate sotto forma di finanziamento a tasso agevolato oppure di contributo a fondo perduto. Vi sono diversi tipi di finanziamento, a seconda che si tratti di costituzione di nuove imprese, di imprenditoria giovanile o femminile, e allo stesso modo sono diverse anche le normative alle quali fare riferimento, che regolano il processo di finanziamento.

In ogni caso i prestiti alle imprese si caratterizzano per un tasso più basso rispetto a quello che viene praticato dalle banche e di solito possono includere anche un periodo di preammortamento, durante il quale si devono restituire soltanto gli interessi sul capitale ottenuto.
I cosiddetti finanziamenti a “fondo perduto”, invece, non prevedono alcuna restituzione del capitale né degli interessi relativi, e vengono calcolati sulla base delle spese che si ritengono ammissibili e secondo le condizioni riportate nel bando di riferimento.
Tra questi vi sono i prestiti d’onore in sostegno alle giovani imprese, ovvero quelle costituite da persone con età compresa tra i 18 e i 35 anni, al franchising e al lavoro autonomo, grazie ai quali si potrà accedere al 60% di capitale a fondo perduto, mentre nel restante 40% si usufruirà di tassi ridotti. I finanziamenti che si rivolgono all’imprenditoria femminile consistono invece in operazioni di risanamento e sostegno alle imprese da parte di enti, anche a livello europeo, mentre quelli indirizzati alla costituzione di una nuova impresa sono proprio studiati per la loro fase iniziale (start up) che comporta molteplici rischi.
 

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8 luglio 2011 5 08 /07 /luglio /2011 14:02

La Banca Nazionale del Lavoro (BNL) ha la propria sede legale a Roma e, con oltre 3 milioni di clienti privati cui si aggiungono 40 mila imprese, rappresenta uno dei maggiori gruppi bancari del nostro Paese.
Attualmente può contare su un numero considerevole di filiali e dispone di una vasta gamma di prodotti sia per le famiglie che per le aziende e gli enti pubblici e privati. Di seguito prenderemo in considerazione i servizi bancari per i privati e le famiglie.

Nata a Roma nel 1913 con il nome di “Istituto Nazionale di Credito per la Cooperazione”, la Banca Nazionale del Lavoro nel 2006 è entrata a far parte del Gruppo francese BNP Paribas, che è tra i leader europei nei servizi finanziari e bancari di portata mondiale e dispone di una delle più ampie reti bancarie internazionali.
Attualmente la BNL rappresenta uno dei maggiori gruppi bancari del nostro Paese e può contare su un numero considerevole di filiali sparse su tutto il territorio nazionale, su 14 mila dipendenti circa, 5 trade center in Italia e 10 Italian desk nel mondo. Inoltre serve i propri clienti sia con le classiche operazioni effettuate allo sportello, ma anche online, tramite il suo sito internet.
Dispone inoltre di una vasta offerta di prodotti rivolgendosi alle famiglie, alle aziende, ai professionisti e agli enti, sia pubblici che privati, mettendo a loro disposizione strumenti di risparmio, prodotti assicurativi, prestiti e i finanziamenti, i mutui, servizi di e-banking etc.

Tra i diversi servizi che la BNL mette a disposizione dei privati e delle famiglie, vi sono le “soluzioni per il quotidiano” (conti correnti, carte bancomat, carte di credito, polizze assicurative e banca multicanale), i finanziamenti per la casa, i prestiti e gli investimenti per il futuro, tra i quali i fondi pensione e le polizze vita.

Ai privati propone diverse modalità per aprire e gestire il proprio conto corrente a seconda della fascia d’età di appartenenza. Infatti chi ha meno di 27 anni ad esempio può aprire un conto corrente che non prevede il pagamento di alcun canone mensile.

Per l’acquisto della prima casa invece ha pensato a diverse soluzioni di mutui in grado di soddisfare tutti i tipi di aspettative. Vi sono prodotti sia a tasso fisso che variabile, che prevedono una precisa definizione degli importi delle rate per tutta la durata del finanziamento, con rate flessibili e legate all’andamento dei mercati finanziari e con rimborsi che crescono con il passare del tempo.

Anche per quanto riguarda i prestiti, la BNL propone una serie di soluzioni di finanziamento per venire incontro alle vostre aspirazioni, qualunque esse siano, e sia che siate dipendenti, professionisti, pensionati etc.

Vi ricordo che la vostra filiale BNL è aperta sempre ed ovunque, essendo raggiungibile anche via internet, 7 giorni su 7, 24 ore su 24, in maniera comoda e veloce e per telefono al numero verde 800-900900.


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