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27 maggio 2014 2 27 /05 /maggio /2014 07:42

Quante volte vi sarete chiesti che cosa si intende per delitto “non colposo”, visto che nel Codice Penale non viene riportata una definizione precisa di questa fattispecie di delitti, ma spesso li sentiamo nominare.

Di seguito vediamo in cosa consistono e come distinguerli da quelli colposi o preterintenzionali...

In realtà vi ho anticipato nella premessa che cosa si intende per delitti “non colposi” proprio perché non ho fatto alcun cenno a quelli commessi con dolo. Ed in effetti per delitto “non colposo” si intende proprio un delitto compiuto con dolo, ossia con la consapevolezza e la volontà di commettere un reato.
E a proposito di dolo, nel Codice Penale si fa riferimento ad esso nell’articolo 43 con le testuali parole “il delitto è doloso, o secondo l’intenzione, quando l'evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell'azione od omissione e da cui la legge fa dipendere l'esistenza del delitto, è dall'agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione”, distinguendolo così dai delitti preterintenzionali o colposi.

E’ importante tenere in considerazione che comunque i tre tipi di delitti vengono delineati con riferimento all’elemento psicologico, poiché il dolo o l’intenzione, che è l’elemento essenziale utile per qualificare i vari tipi di reato, si connette ad uno stato psicologico, e pertanto è di tipo soggettivo. E ciò viene confermato nell’art. 42 del Codice Penale dove si legge che “nessuno può essere punito per un’azione od omissione preveduta dalla legge come reato, se non l’ha commessa con coscienza e volontà”, anche se è ovvio che vi sono reati commessi in mancanza di dolo (delitti preterintenzionali) e quelli colposi, che sono entrambi previsti dalla legge.

Se pertanto volessimo fare una distinzione tra le diverse tipologie di delitto, dovremmo tenere nel debito conto che per delitto doloso (nel nostro caso “non colposo”) si intende quello compiuto “secondo l’intenzione”, il delitto preterintenzionale è quello che viene commesso “oltre l’intenzione”, mentre invece chi compie un delitto colposo lo fa “contro l’intenzione”.
Il dolo sussiste nel momento in cui il soggetto pone in essere la condotta con volontà ed è quindi consapevole dell’evento. Nel caso in cui invece, pur essendoci la volontà dell’atto, il soggetto non ha voluto che si verificasse un determinato evento, e questo si verifica a causa di imperizia, negligenza ecc., si parlerà di “colpa”.
Difatti l’art. 43 del Titolo III del Libro I del Codice Penale a proposito dei delitti preterintenzionali e colposi recita così: il delitto “è preterintenzionale, o oltre la intenzione, quando dall’azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente” ed “è colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline”.

A proposito di punibilità...
La punibilità dei suddetti reati è stabilita nell’art. 44 del Codice Penale e seguenti, dove viene specificato che “quando, per la punibilità del reato, la legge richiede il verificarsi di una condizione, il colpevole risponde del reato, anche se l'evento, da cui dipende il verificarsi della condizione, non è da lui voluto”. Al contrario, “non è punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o per forza maggiore” (art. 45 – “Caso fortuito o forza maggiore”) come, allo stesso modo, “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato da altri costretto, mediante violenza fisica, alla quale non poteva resistere o comunque sottrarsi. In tal caso, del fatto commesso dalla persona costretta risponde l’autore della violenza” (art. 46 – “Costringimento fisico”).

 

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2 marzo 2013 6 02 /03 /marzo /2013 08:21

L’autocertificazione, che consente ai cittadini di redigere una dichiarazione in cui viene sottoscritto il proprio stato, ma anche fatti e qualità personali e di cui lo scrivente assume la responsabilità, ha l’obiettivo di snellire di molto i tempi biblici delle procedure burocratiche.
Allo stesso modo gli uffici ne traggono i loro benefici, riducendo notevolmente la loro mole di lavoro. Pertanto, nei rapporti con la Pubblica Amministrazione e con tutti i gestori di Pubblico Servizio (Enel, Telecom, Aci, etc), il cittadino può far valere anche una dichiarazione sostitutiva di certificazione, ovvero una dichiarazione che sostituisce il certificato, sottoscritta da lui stesso e senza che dopo vi sia la necessità di presentare il certificato vero e proprio.
 La firma non necessita di essere autenticata né apposta in presenza di un funzionario addetto e, non essendo necessario includere nella dichiarazione la marca da bollo né pagare i diritti di segreteria, chiunque ne presenti una è dispensato da costi di questo tipo.

E’ possibile presentare l’autocertificazione anche agli istituti privati, come banche, assicurazioni e pure ai notai, ai datori di lavoro etc. Sarà però loro discrezione accettarla o meno, al contrario delle P.A. che hanno invece il dovere di accettarle ed eventualmente verificare a campione sulla veridicità del loro contenuto. In caso la dichiarazione sia falsa, la legge prevede la denuncia del cittadino all'autorità giudiziaria e la decadenza dagli eventuali benefici che avrebbe potuto ottenere. Le sanzioni a cui si va incontro sono “[...] punite ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia”, così come specificato nell’art. 76 del D.P.R. 445/2000. Una siffatta autocertificazione può essere presentata in sostituzione non solo delle normali certificazioni, ma anche degli atti notori.

I certificati tradizionali rimangono invece obbligatori per le pratiche necessarie per contrarre il matrimonio, per i rapporti con l’autorità giudiziaria nonché per gli atti da trasmettere all'estero, mentre invece le autocertificazioni non sono ammesse per i certificati medici e veterinari, per quelli di origine, di conformità CE e di marchi e brevetti.
In presenza di minori, potrà rendere la dichiarazione chi ne esercita la potestà oppure il tutore; regola che vale anche per chi è stato interdetto.

Possono presentare un'autocertificazione tutti i cittadini appartenenti all'Unione Europea nonché gli extracomunitari regolarmente soggiornanti nel nostro Paese, però solo con riferimento ai dati verificabili o certificabili in Italia dai soggetti pubblici.

 

 

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2 marzo 2013 6 02 /03 /marzo /2013 07:27

Le registrazioni all'Agenzia delle Entrate che si riferiscono agli atti formati sul territorio nazionale e all'estero e che comportano il trasferimento della proprietà di beni, necessitano del pagamento dell'Imposta di Registro, così come viene definito nel D.P.R. n. 131 del 26 aprile 1986. La richiesta di registrazione viene fatta su appositi modelli forniti dagli uffici preposti e, a sua volta, la registrazione può essere di tipo "volontaria", "obbligatoria" nonché a "termine fisso" o eseguita solo "in caso d'uso". Vediamo di seguito in cosa consistono e in cosa si differenziano.

 
Come già anticipato le registrazioni, nel caso in cui riguardino tutti gli atti formati sul territorio nazionale e all'estero, necessitano del pagamento dell'Imposta di Registro. In particolare, per atti giuridici si intendono quelli che comportano il trasferimento della proprietà di beni presenti sul territorio italiano - compresa la loro locazione -, ma anche i contratti verbali di affitto con le relative cessioni e risoluzioni, le operazioni delle società estere, ed altri. Tra queste ultime operazioni ad esempio rientrano sia l'istituzione che il trasferimento della sede legale di una società che ha la sede amministrativa in uno Stato che non fa parte della Comunità economica europea.

Le Imposte di Registro possono essere pure emesse da un organo giurisdizionale. Infatti, i soggetti che sono obbligati a richiedere la registrazione sono tutte le parti contraenti, ossia i rappresentanti delle società, i notai, i segretari della pubblica amministrazione, i cancellieri e i segretari per le sentenze, gli impiegati dell'amministrazione finanziaria ecc. In poche parole, tutti quei pubblici ufficiali che intervengono nella redazione degli atti che devono essere sottoposti alla registrazione. E questo vale sia nel caso si tratti di scritture private che non sono state autenticate, che di contratti verbali e di tutti gli atti pubblici e privati che sono stati formati all'estero.

Per quanto riguarda la richiesta di registrazione, questa viene fatta tramite appositi modelli forniti negli uffici preposti o scaricabili via web, che andranno redatti in duplice copia. La base imponibile è costituita dal valore venale del bene che fa parte dell'atto o dal corrispettivo che è stato pattuito per esso e, nel caso in cui viene dichiarato un valore inferiore rispetto a quello stimato dall'Agenzia delle Entrate, si dovrà provvedere alla rettifica del tributo da pagare. Si pagherà il tributo nel momento in cui si farà la registrazione dell'atto.
La registrazione a sua volta può essere sia di tipo "volontaria" che "obbligatoria", nonché a "termine fisso" o eseguita solo "in caso d'uso". Vediamo nello specifico in cosa consistono e in cosa si differenziano.

Alla registrazione a "termine fisso" si sottopongono tutti quegli atti per cui è obbligatorio presentare la richiesta di registrazione in un certo lasso di tempo. Ad esempio, per quanto riguarda le locazioni, il termine entro il quale si dovrà provvedere alla registrazione del contratto è pari a 30 giorni dalla data di stipula. Tuttavia, in questo tipo di atti rientrano anche quelli relativi alle operazioni societarie, alle fusioni, agli aumenti di capitale e tanti altri. Gli atti soggetti a registrazione "in caso d'uso" sono invece tutti quelli che necessitano di registrazione, poiché dal loro utilizzo altrimenti non se ne potrà trarre alcun vantaggio. In questa tipologia rientrano ad esempio quegli atti che sono depositati presso le cancellerie giudiziarie e ai quali vengono applicate le imposte di registro nel momento in cui sono prelevati per svolgere un'attività amministrativa. Infine, a "registrazione volontaria" vengono sottoposti gli atti da coloro che hanno particolare interesse a fornire certezza della loro data ed esistenza.

Altro discorso è quello relativo alle aliquote. Difatti, si distinguono gli atti soggetti al pagamento di un importo fisso - a prescindere dal valore registrato nell'atto - e quelli che invece sono soggetti al pagamento di un'imposta proporzionale, che cambia di volta in volta, poiché dipende del tipo dell'atto che si dovrà registrare.


 

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12 gennaio 2012 4 12 /01 /gennaio /2012 08:57

Quando si acquista una casa vecchia oppure si mette mano alla ristrutturazione del proprio appartamento, bisogna prevedere costi salati. Ma non tutti sanno che lo Stato da qualche anno offre delle agevolazioni fiscali a chi affronta queste spese, che sono un vantaggio per i cittadini e un modo per contrastare l'evasione fiscale.
Le agevolazioni fiscali sono state introdotte nel 2006 e successivamente, prorogate sino al 31 dicembre 2012 con la Finanziaria 2010. Tuttavia, con il Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011, conosciuto ai più col nome di “Manovra Salva Italia”, si è stabilito che le ristrutturazioni edilizie non sono più soggette a scadenza.

Ma quali sono gli immobili per i quali si può usufruire di agevolazioni fiscali?

La legge finanziaria del 2010 stabilisce che le agevolazioni sono applicate agli immobili situati negli edifici che a partire dal 1° gennaio 2008 e sino al 31 dicembre 2012 siano stati sottoposti ad opere di ristrutturazione e che comunque siano stati acquistati entro il 30 giugno 2013.
L’agevolazione fiscale consiste di una detrazione dall’Irpef di una quota pari al 36% dell’importo delle spese che sono state sostenute per le opere di recupero della propria abitazione, compresi i costi serviti per la loro progettazione, per le varie prestazioni professionali ed anche per la messa a norma degli edifici.
Possono usufruire della detrazione i residenti in Italia e non, proprietari degli immobili oggetto di intervento oppure che godano di diritti reali su di essi. Il tetto di spesa per i lavori non deve però superare i 48 mila euro, importo che non dipende dal numero dei comproprietari, ma si riferisce alla singola unità immobiliare, e si dovrà suddividere in 10 quote annuali.

Tra le opere di recupero edilizio rientrano gli interventi di restauro, di ristrutturazione, di risanamento conservativo nonché quelli di manutenzione straordinaria, sia sulle parti comuni di un edificio ad uso residenziale che sui singoli immobili e sulle loro pertinenze. Anche le spese sostenute per lavori di manutenzione ordinaria sono soggette ad agevolazione fiscale, però solo nel caso in cui queste riguardano determinate parti comuni di un edificio. In particolare troverete la definizione specifica dei singoli interventi all’art. 3 del D.P.R. n 380 del 6 giugno 2001 recante titolo “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”.
Tra le varie opere per le quali si potrà richiedere l’agevolazione fiscale rientrano anche quelle per l’eliminazione delle barriere architettoniche, per il risparmio energetico e per la bonifica dall’amianto. Inoltre, con la Manovra Salva Italia si è prescritto la detrazione dall’Irpef anche per le spese relative alle opere realizzate a causa di eventi calamitosi – nel caso in cui però è stato dichiarato lo stato di emergenza – nonché quelli per gli interventi edilizi che interessano tutte le parti comuni degli edifici, così come definiti nell’art 1117 del Codice Civile.

Un’indagine condotta qualche tempo fa ha messo in evidenza che negli ultimi anni si è assistito ad un incremento di presentazioni di dichiarazioni di inizio lavori. Ciò dimostra che sono stati davvero in tanti ad approfittare delle agevolazioni fiscali per sistemare casa e, tra le regioni più “virtuose” si sono distinte la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto. 

 


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9 gennaio 2012 1 09 /01 /gennaio /2012 09:28

Con il D.Lgs n. 192 del 2005 recante titolo “Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia” si è stabilito che a partire dal luglio 2009 per gli edifici in costruzione e per quelli da ristrutturare è divenuto obbligatorio dotarsi di attestato di certificazione energetica.
Tuttavia secondo le “Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici” adottate nel giugno 2009 vi sono anche edifici per i quali la certificazione non è necessaria. 

In un post precedente abbiamo visto come dal luglio del 2009 è divenuto obbligatorio dotare di attestato di certificazione energetica o di rendimento energetico un immobile per poter accedere alle agevolazioni fiscali previste dalla normativa sul risparmio energetico.

Lo stabilisce il D.Lgs n. 192 del 2005, con il quale appunto vengono stabiliti i “criteri, le condizioni e le modalità per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici al fine di favorire lo sviluppo, la valorizzazione e l'integrazione delle fonti rinnovabili e la diversificazione energetica...”.
L’attestato è dovuto in caso di edifici di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazione edilizia e per trasferimento a titolo oneroso di immobili.

Gli edifici in questo modo vengono classificati all'interno di classi energetiche, dalla classe A+ alla classe G. Quelli che rientrano nella prima classe si contraddistinguono per essere a bassissimo impatto ambientale, invece gli edifici facenti parte dell'ultima classe sono ad alto consumo energetico, come la maggior parte degli edifici presenti nel nostro Paese.

Tuttavia vi sono edifici per i quali non è necessaria la certificazione energetica.

Ad esempio essa non è obbligatoria nel caso di edifici inagibili, nonché in presenza di box, cantine, parcheggi multipiano, depositi, strutture stagionali a protezione degli impianti sportivi e temporanee (massimo 6 mesi), ossia di tutti quelli che per la loro particolare tipologia costruttiva e funzionale non comportano un consumo energetico.
A questi si aggiungono i cosiddetti edifici “isolati” con una superficie utile minore di 50 metri quadrati e quelli che sono totalmente privi di qualsiasi tipo di impianto, per cui risulta ineseguibile determinarne la prestazione energetica.

Restano altresì esclusi dall’obbligo di certificazione energetica i fabbricati industriali, destinati ad attività artigianali o agricole non di uso residenziale, nei quali per particolari esigenze produttive al loro interno siano mantenuti livelli di temperatura controllata o siano climatizzati, e quelli della stessa tipologia dove per ottenere ciò si  utilizzano i reflui energetici provenienti dai loro processi produttivi che però non possono essere utilizzati in diverso modo.

Queste di cui sopra sono le principali categorie di edifici che sono escluse dalla richiesta di ottenimento della certificazione energetica, che troverete nelle “Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici” adottate con il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 26 giugno 2009.

Le linee guida sono in vigore su tutto il territorio nazionale, tuttavia vi sono alcune Regioni che hanno già legiferato in materia, come ad esempio la Liguria, il Piemonte, l’Emilia-Romagna, la Lombardia, solo per citarne alcune, dove invece si applicano le disposizioni regionali che vi invito a consultare.

 

 

 


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29 dicembre 2011 4 29 /12 /dicembre /2011 11:13

Per poter accedere alle agevolazioni fiscali relative al risparmio energetico è necessaria avere la certificazione energetica dell’immobile in questione.
Ma non solo!
La certificazione energetica degli edifici negli ultimi anni, sia a livello nazionale che europeo, ha assunto sempre maggior rilievo ed è stato oggetto di numerose proposte legislative volte a definirne i domini di intervento e le modalità di applicazione.
E così, dal mese di luglio del 2009 è divenuto obbligatorio dotare di certificazione energetica gli edifici in costruzione e quelli soggetti ad opere di ristrutturazione, così come stabilito nell'art. 6 del Decreto Legislativo n. 192 del 19 agosto 2005, recante titolo “Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia”. Successivamente, con il decreto presidenziale n. 59 del 2 aprile 2009 , si sono invece definiti i criteri, le metodologie di calcolo e i requisiti minimi per la prestazione energetica degli edifici e degli impianti termici.

Ma in cosa consiste l'attestato di certificazione energetica?

Si tratta di un documento redatto, a cura del costruttore, da colui che viene chiamato "certificatore energetico", ovvero un professionista abilitato (architetto, ingegnere, altro professionista), nel quale sono riportate le principali informazioni sul comportamento energetico dell'edificio stesso, che consente di mettere in evidenza gli eventuali interventi migliorativi che bisogna apportare alle sue prestazioni energetiche, con un'attenta analisi dei costi e dei benefici. Ad esempio, vi vengono segnalati i sistemi di coibentazione e di isolamento che sono già presenti nell’immobile e le indicazioni e i suggerimenti su come eventualmente intervenire per raggiungere determinati obiettivi di risparmio energetico e di efficienza e resa energetica, con quegli interventi più economicamente convenienti.
Il professionista elabora il documento seguendo le linee guida della certificazione energetica e tenendo presente alcune metodologie di calcolo. Il certificato ha una validità di dieci anni a partire dal suo rilascio e, se nel frattempo l'immobile in questione è stato interessato da opere che hanno comportato la modifica della sua prestazione energetica, bisognerà provvedere al suo aggiornamento.
L'attestato si rende necessario soprattutto per coloro che devono vendere un immobile, perché tramite esso devono informare l'acquirente della qualità energetica dell'abitazione ceduta, certificando quindi anche sulla sua classe energetica di appartenenza.
Tuttavia non occorre che la suddetta documentazione venga consegnata al Notaio per allegarla al rogito ma si potrà invece fare un accordo tra colui che vende e l’acquirente e procurare la certificazione dell’immobile interessato anche a rogito avvenuto, ed il Notaio però è obbligato a rendere noto ad entrambe le parti che sussiste l’onere di dotazione di questo certificato.
Inoltre, nel caso in cui la trattativa di compravendita avviene tra privati e l’immobile non sia provvisto di certificazione energetica, non si andrà incontro ad alcuna sanzione, cosa che invece accade quando a vendere l’immobile è un’Impresa, che rischia una sanzione pecuniaria amministrativa.
Oltre che essere allegato in tutti gli atti di trasferimento a titolo oneroso e quindi a tutti gli immobili immessi nel mercato immobiliare e commercializzati, la certificazione energetica è obbligatoria per quelli oggetto di permuta e, dal 1° luglio del 2010, anche di locazione soprattutto in quelle Regioni dove si è legiferato in materia.

 


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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 07:49

Il Sistema di controllo della Tracciabilità dei Rifiuti (SISTRI) è stato isituito nel 2009 per consentire l'informatizzazione della filiera dei rifiuti speciali, ovvero per controllarne i flussi che entrano ed escono dalle discariche. Ad esso devono iscriversi tutte quelle aziende che si occupano dello smaltimento dei rifiuti speciali e del loro trasporto nelle discariche. I controlli avvengono attraverso appositi sistemi predisposti negli autoveicoli e vi sono alcuni contributi da pagare.

Continua a leggere >> http://www.tuttoquellochevorrestisaperesu.com/2011/11/linformatizzazione-dei-rifiuti-e-il.html


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18 novembre 2011 5 18 /11 /novembre /2011 09:07

Quante volte vi sarete chiesti qual è il contributo che si riceve con il cosiddetto Conto Energia, nel caso in cui possediate un impianto fotovoltaico.  Per saperlo occorre fare due conti e prendere in considerazione alcune cose.

Con il Conto Energia l’ente Gestore dei Servizi elettrici incentiva l’energia elettrica prodotta dal vostro impianto fotovoltaico. Gli impianti fotovoltaici sono di diversi tipi e di diversa potenza e da ciò dipende anche la quantificazione del contributo di incentivazione che vi spetta.
In sintesi, chi ha un impianto fotovoltaico riceve per 20 anni un contributo per ogni kWh che questo produce, sia che abbia scelto lo scambio sul posto sia che abbia optato per un contratto di cessione.
Ed in particolare, nel caso in cui si sia scelto lo scambio sul posto e si disponga di un impianto minore di 20 kW, allora si potrà usufruire dello scambio sul posto di energia elettrica per tutta la durata dell’impianto, e quindi anche dopo che siano trascorsi i 20 anni, conguagliando l’energia prodotta con quella effettivamente consumata. E allo stesso modo, ossia sempre per tutta la durata dell’impianto, si potrà optare di vendere, ad un prezzo amministrato, l’energia elettrica prodotta dall'impianto ma non consumata, al gestore di rete oppure su libero mercato (cessione in rete).
Bisogna però tenere in considerazione che l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici non è costante nel tempo, ma ad esempio nei primi 10 anni subisce una diminuzione che oscilla tra il 5 e il 10%.
La tariffa erogata per 20 anni, a decorrere dalla data di entrata in esercizio dell'impianto, non subirà variazioni nel tempo e pertanto non sarà aggiornata in base all’inflazione, né subirà riduzioni nel caso in cui il sistema tariffario dovesse variare in diminuzione.

Ma entriamo nei dettagli e vediamo di quantificare l’incentivazione del Conto Energia facendo un po’ di conti.

Abbiamo già detto che il Conto Energia ha una durata di 20 anni e varia in base alla tipologia dell’impianto che si possiede e alla sua potenza nominale.
Inoltre, se negli scorsi anni per determinare l’incentivo si faceva una distinzione tra impianti fotovoltaici di tipo “non integrati”, “parzialmente integrati” e “integrati architettonicamente”, adesso con il Conto Energia 2011-2013, approvato nello scorso mese di luglio dalla Conferenza Stato Regioni, la distinzione viene fatta tra gli impianti realizzati sugli edifici e quelli installati altrove, e gli stessi sono stati suddivisi in sei classi di potenza.
Nel nostro calcolo prendiamo in considerazione un impianto realizzato nel periodo compreso tra il 30 aprile 2011 e il 31 agosto 2011:

Potenza nominale Impianti su edifici Altri impianti
kWp €/kWh €/kWh
da 1 a 3 0.391 0.347
da 3 a 20 0.360 0.322
da 20 a 200 0.341 0.309
da 200 a 1000 0.335 0.303
da 1000 a 5000 0.327 0.289
> 5000 0.311
0.275

Tabella tariffe previste per gli impianti solari fotovoltaici installati tra il 30.4.2011 e il 31.08.2011

Qui sopra, per facilitarvi la comprensione del calcolo, vi ho riportato parte della “tabella A” che troverete allegata al Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 6 agosto 2010. Infatti vi sono soltanto indicate le tariffe che si riferiscono al secondo quadrimestre, ossia quelle riguardanti gli impianti entrati in esercizio in data successiva al 30 aprile ed entro il 31 agosto 2011.

Per calcolare approssimativamente a quanto ammonteranno gli incentivi che si ricevono con il Conto Energia, ad esempio nell’arco di un anno, basterà moltiplicare la tariffa di cui sopra, relativa alla potenza nominale del vostro impianto fotovoltaico, per la produzione di energia elettrica annuale prevista.
Ed in particolare, i kWh di energia prodotta si calcolano moltiplicando la potenza nominale per le ore-equivalenti del sito dove si trova installato l'impianto. Queste ultime mutano a seconda la città alla quale si fa riferimento. Mentre, ad esempio, in una città del Sud come Trapani le ore equivalenti corrispondono a circa 1.300 kWh/anno (ossia un impianto da 1 kW, esposto a Sud e con un’inclinazione di 30° produce in media 1.300 kWh l’anno), a Milano che si trova al Nord, lo stesso tipo di impianto produce invece 1.100 kWh/anno.
E quindi, nel caso in cui ad esempio il nostro impianto abbia una potenza nominale di 3 kW, e si trovi a Trapani, la produzione di energia elettrica sarà pari a circa 3.900 kWh (1.300 /anno x 3 kW), se invece è installato a Milano sarà di 3.300 kWh (1.100 kWh/anno x 3 kW).

Questo significa che per l’impianto installato nella città di Trapani si riceverebbero circa 1.524 euro l'anno contro i 1.290 di quello che si trova a Milano. Difatti per un impianto fotovoltaico di questo tipo (potenza nominale sino a 3 kW ed installato su edificio) si riceve un contributo di 0.391 €/kwh che, moltiplicati per i 3.900 kwh (Trapani), risultano essere pari a poco più di 1.524 euro e, moltiplicati per i 3.300 kwh (Milano), risultano essere pari a circa 1.290 euro.

 Troverete la tabella completa con tutte le tariffe e i dati ai quali fare riferimento sul web.

 La Comunità Europea invece ha messo a punto un simulatore (PV-GIS) con il quale è possibile calcolare la produzione potenziale del proprio impianto, inserendo le sue caratteristiche nonché la località nella quale esso si trova e il mese di riferimento.

 

 

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14 novembre 2011 1 14 /11 /novembre /2011 10:07

Per conoscere le informazioni riportate nel Registro delle Imprese che riguardano un'azienda, come ad esempio i suoi dati legali, basterà fare richiesta di una visura camerale o alla Camera di Commercio presso la quale questa è iscritta, oppure via web in uno dei tanti siti internet, previo il pagamento di una tariffa per il servizio ricevuto. Vediamo di seguito in cosa consiste una visura camerale e cosa fare per richiederla online.

Richiedere una visura camerale può tornare utile quando si ha la necessità di venire a conoscenza delle informazioni relative ad un’azienda nel caso in cui dovessimo intrattenere dei rapporti di lavoro con essa, oppure per altri usi, come ad esempio quelli di tipo assicurativo, finanziario e per la stipula di atti notarili.

Con la visura camerale si può venire a conoscenza dei dati legali di un’azienda ed in particolare di quelli che sono riportati nel Registro delle Imprese. Si tratta di una vera e propria carta di identità di qualsiasi azienda italiana iscritta. Questo tipo di documento lo si può richiedere all’ufficio della Camera di Commercio alla quale l’azienda è iscritta, tuttavia è possibile ottenerlo anche via web in diversi siti internet, previo pagamento di una tariffa per il servizio ottenuto.
Ad esempio, lo stesso Registro delle Imprese dispone di un proprio portale (registroimprese.it) che raggruppa le Camere di Commercio del nostro Paese e nel quale è possibile richiedere la visura camerale, dei protesti e dei marchi di un’impresa concorrente, ovvero tutte le informazioni ufficiali sulle aziende, di tipo economico e giuridico. Alcuni di questi servizi richiedono la registrazione al sito.

La visura, sia ordinaria che storica, potrà essere richiesta anche dagli utenti non registrati. Costoro potranno effettuare una ricerca dell’azienda alla quale sono interessati per “denominazione” o per “prodotto o servizio trattato”, utilizzando l’apposito “cerca” presente nella homepage del portale registroimprese.it. Dopo pochi minuti dalla richiesta riceveranno nella propria casella di posta elettronica il link dal quale si potrà scaricare il documento, entro 30 giorni. Il pagamento per il servizio ricevuto avviene con carta di credito.
I costi per ottenere una visura camerale online sono comunque superiori rispetto a quelli che si pagherebbero presso gli sportelli delle Camere di Commercio, sia perché i tempi di attesa sono ridotti, sia perché molte società operanti via web mettono a disposizione dei propri utenti un servizio di assistenza on-line e/o telefonica.
Una visura di questo tipo però nulla ha a che vedere con un certificato e pertanto, nel caso in cui quest’ultimo si rendesse necessario, bisognerà farne opportuna richiesta.

Inoltre, sulla base dei dati di cui desideriamo venire a conoscenza, si rende necessario fare una distinzione tra  la visura camerale ordinaria da quella cosiddetta “storica”. Nella prima viene riportata la situazione attuale dell’azienda in questione, il numero e la data di iscrizione nel Registro delle Imprese, le informazioni tratte dallo statuto o dall’atto costitutivo, il capitale e gli strumenti finanziari, l’elenco dei soci e dei titolari di diritti su quote ed azioni e quello degli amministratori, etc. Attraverso la visura storica, invece, è possibile avere una fotografia completa del quadro di evoluzione che l’azienda ha subito negli anni, nonché i dati riportati nella visura ordinaria che sono aggiornati quotidianamente dalle competenti Camere di Commercio.


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31 ottobre 2011 1 31 /10 /ottobre /2011 08:05

Stanchi delle fastidiose telefonate che arrivano nei momenti meno opportuni e a qualsiasi ora del giorno? Per la tutela del cittadino dal telemarketing da qualche tempo è stato istituito il Registro delle Opposizioni... e già conta più di 700 mila cittadini iscritti.

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